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Storie editoriali: i “Cahiers de l’Hôtel de Galliffet”

Storie editoriali: i “Cahiers de l’Hôtel de Galliffet”

Da oltre quindici anni, l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi pubblica una collana di studi e testi di letteratura italiana: i “Cahiers de l’Hôtel de Galliffet”.
Creata e tuttora diretta da Paolo Grossi, la collana raggiungerà quest’anno il traguardo dei primi cinquanta titoli.
Nata nel 2003 con lo scopo di accogliere gli atti delle giornate di studio e dei convegni dedicati agli autori in programma nei concorsi del Ministère de l’éducation nationale per il reclutamento di insegnanti d’italiano nei licei francesi (CAPES e Agrégation), nel corso degli anni la collana si è allontanata dalla sua missione originaria per privilegiare la pubblicazione di traduzioni di titoli di autori italiani, prevalentemente novecenteschi, poco conosciuti in Francia e talora esauriti anche in patria: un prezioso lavoro di riscoperta che contribuisce a colmare molte lacune dell’editoria francese.
Sempre corredati da introduzioni di qualificati specialisti, italiani o francesi, (da Salvatore Silvano Nigro a Mario Barenghi, da Thierry Laget a Martin Rueff, per citarne solo alcuni), i “Cahiers” si distinguono per l’attenta cura editoriale e per l’elegante veste grafica.
La prima serie, dalla copertina avorio, conta trentuno titoli, ed è ancora caratterizzata dalla prevalenza di raccolte di studi (si segnalano, in particolare, atti di convegni su Dante, Petrarca, Boccaccio, Machiavelli, Cellini, Metastasio, Alfieri, Monti, Pascoli, gli scrittori della Grande guerra, Bassani, Calvino, Fo, Tabucchi), anche se già vi figurano traduzioni importanti, come quella, ad opera di Muriel Gallot, di un’ampia scelta di testi lirici di Gabriele d’Annunzio (pubblicata nel 2008, allorché da oltre quarant’anni l’editoria francese non registrava edizioni di raccolte poetiche dannunziane), la prima antologia di poesie di Giorgio Bassani in traduzione francese, ancora ad opera di Muriel Gallot, e la prima raccolta in francese di saggi di Vittorio Foa (Une traversée du siècle, a cura di Antonio Bechelloni, traduzione di Carole Cavallera). Né andranno trascurati certi recuperi di titoli rari o dimenticati, come Museo d’ombre di Gesualdo Bufalino o Il ventre di Napoli di Matildo Serao, sino ad allora sorprendentemente inedito in Francia.
Ma è con la seconda serie, dalla copertina celeste, che la presenza di traduzioni di testi novecenteschi diventa prevalente.
Poesia e prosa si contendono il campo, con edizioni di liriche di Salvatore Quasimodo, di Anna Maria Ortese e di Goffredo Parise, da un lato, e, dall’altro, di scritti critici, autobiografici o d’invenzione di autori-chiave della letteratura italiana del XX secolo, spesso assai poco frequentati dalla cultura d’oltralpe, come Nicola Chiaromonte (Le Paradoxe de l’histoire, traduzione di Credere e non credere, a tutt’oggi indisponibile in italiano), Piero Jahier (Avec les alpins), Antonio Delfini (Modène 1831. La ville de la Chartreuse) e Raffaele La Capria (Interviews impossibles).
Con la terza serie, dalla copertina bianca, l’impegno a far conoscere in Francia autori contemporanei si consolida ulteriormente con aperture a poeti viventi come Eugenio De Signoribus, di cui viene pubblicata una silloge di prose poetiche (Aucun lieu n’est élémentaire), raffinate operazioni di riscoperta di autori che utilizzano contemporaneamente l’italiano e il francese (ci riferiamo al caso di Nella Nobili, di cui Marie-José Tramuta cura un’edizione dei Poèmes con testo a fronte). All’incrocio fra cultura italiana e cultura francese si colloca anche una delle riproposte più originali della collana dei “Cahiers”, quella del romanzo di Alberto Vigevani, Un certo Ramondès. Edito da Feltrinelli nel 1966 e, da allora, mai ristampato, il libro racconta la storia di un agente segreto francese inviato a Milano nella primavera del 1940 per sondare gli umori degli ambienti intellettuali antifascisti. Ne nasce una divertente commedia degli equivoci, in cui l’agente Ramondès, che vive il suo soggiorno milanese attraverso gli echi delle pagine di Stendhal, viene scambiato dai francofili letterati milanesi, per uno scrittore della venerata Nouvelle revue française… Tradotto da Vincent d’Orlando, il libro di Vigevani è preceduto da un’introduzione di Maurizio Serra.
Tra gli ultimi titoli pubblicati ricordiamo, infine, la prima traduzione in francese di una scelta di saggi del filosofo pacifista Aldo Capitini con una prefazione di Goffredo Fofi; una raccolta di testi autobiografici inediti di Antonio Tabucchi, pubblicati in esclusiva, e i racconti postumi di Goffredo Parise, Gli Americani a Vicenza, nella traduzione di Marguerite Pozzoli.
In programma per il 2020, testi di Nuto Revelli (Le due guerre) e Leonardo Sciascia (L’adorabile Stendhal): la ricerca dei “Cahiers dell’Hôtel de Galliffet” tra gli scaffali del nostro Novecento continua.

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