In altre lingue
4 Novembre 2026

Benedetto Croce in altre lingue

Autore: Emanuele Cutinelli Rendina, Université de Strasbourg

Benedetto Croce in altre lingue

Fin da giovane Benedetto Croce fu un autore molto tradotto: in sostanza, per numero delle opere tradotte, rilievo e prestigio delle case editrici e dei traduttori, discussioni che le traduzioni stesse suscitavano, il suo caso è comparabile, in quella generazione, solo a quanto avveniva per Gabriele d’Annunzio.

In effetti, il volume su Marx e il materialismo storico, uscito nel 1900 e già molto discusso in Europa fin dall’apparizione in rivista dei saggi che lo componevano, fu tradotto in francese nel 1901 e in russo nel 1902. Fu però l’opera che nel 1902 impose il trentaseienne Croce alla ribalta della scena culturale italiana, l’Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale, a essere rapidamente tradotta, già prima della Grande Guerra, praticamente in tutte le maggiori lingue di cultura: in francese nel 1904, in tedesco nel 1905, in ceco nel 1907, in inglese nel 1909, in spagnolo nel 1912, in giapponese e in ungherese nel 1915. Altre importanti traduzioni seguirono nel primo dopoguerra. E così accadde per tutti i maggiori testi filosofici, storiografici e critici di Croce, che continuarono a essere tradotti man mano che venivano pubblicati in italiano, e con più sistematicità e larghezza in inglese e in tedesco. In quest’ultima lingua tra gli anni venti e trenta del Novecento la maggiore casa editrice accademica del mondo germanico, la Mohr Siebeck di Tubinga, avviò un’edizione complessiva in più volumi delle opere filosofiche e storiche crociane, avvalendosi come traduttori di studiosi di particolare prestigio (da Karl Vossler e Julius von Schlosser a Eric Auerbach).

La stagione delle traduzioni che seguivano di poco la pubblicazione in italiano non si chiuse in sostanza che con la morte di Croce, nel 1952, quando ebbe inizio una fase di eclissi dell’interesse nei suoi confronti, in patria anzitutto, e di conseguenza, almeno in una certa misura, anche all’estero. Il che non toglie che pure per quegli anni si possono segnalare alcune significative traduzioni: l’Estetica in cinese nel 1958; il Breviario di estetica in danese nel 1960; la Storia d’Europa nel secolo XIX in ebraico nel 1953, in giapponese nel 1957, nonché in una più volte ristampata traduzione francese nel 1959. E ancora: il Breviario di estetica in polacco nel 1961, l’Estetica in serbo-croato nel 1960, e diverse traduzioni in spagnolo nel corso degli anni cinquanta (il Carteggio Croce-Vossler, il Goethe, Il carattere della filosofia moderna, e quindi una nuova traduzione dell’Estetica).

Verso gli anni Ottanta del XX secolo, tanto in Italia quanto all’estero, cominciò a registrarsi nei confronti dell’opera crociana un interesse ormai diverso rispetto a quello che, con adesioni e ripulse di varia natura, la aveva accompagnata fin lì: si passò cioè dall’interesse per un molto discusso contemporaneo a quello che si riserva a un autore che sempre più viene percepito come un classico. A un tempo conseguenza e causa di questa svolta furono l’avvio nel 1989 di una serie di ristampe a cura di Giuseppe Galasso per la casa editrice Adelphi, e l’edizione nazionale, di impianto strettamente filologico, di tutto il vastissimo corpus crociano per l’editore Bibliopolis di Napoli. Tale edizione nazionale fu messa in cantiere nel 1981 ed è ormai non lontana dal traguardo. Nello stesso periodo comparivano importanti studi che cambiavano e approfondivano le prospettive critiche su Croce: basti pensare, a puro titolo di esempio, alle monografie di Giuseppe Galasso e di Gennaro Sasso in Italia, a quella di Charles Boulay in Francia e di David Roberts negli Stati Uniti, o ancora di Márton Kaposi in Ungheria e di Karl Egon Lönne in Germania.

Il consolidato statuto di classico della filosofia, della storiografia e della critica, nonché di modello di prosa saggistica, non è stato naturalmente senza conseguenze per il rinnovato impulso alle traduzioni, che talvolta sono state semplici ristampe di vecchie traduzioni, magari riviste e con nuove introduzioni, ma più spesso si è trattato di traduzioni rifatte ex novo, secondo esigenze di fedeltà e di rigore che non potevano essere presenti all’epoca delle prime traduzioni quasi sincrone rispetto all’originale. Se ne possono qui ricordare solo le maggiori o le più significative di quelle nuove e comparse in volume, tralasciando i molti singoli saggi che sono stati tradotti in riviste e opuscoli. Assolvere in maniera esaustiva il compito di segnalare le traduzioni di opere crociane, anche per i soli volumi, richiederebbe in effetti molto spazio.

Segnaliamo dunque la nuova traduzione in inglese de La poesia, comparsa nel 1981 a cura di Giovanni Gullace per le Illinois University Press; la Storia d’Europa nel secolo XIX, tradotta in giapponese da Naoyoshi Sakai nel 1982 per le edizioni Sobun-sha di Tokio (due anni dopo l’opera è stata tradotta anche in coreano da Bong Ho Kim). Quindi una nuova traduzione inglese del Breviario di estetica a cura Patrick Romanell per le University Press of America nel 1983, operetta che proprio quell’anno veniva tradotta in ebraico da Gaio Schiloni, presso Hakibbutz Hameuchad di Tel Aviv. Inoltre, scegliendo tra le cose che appaiono più significative, si segnala una traduzione tedesca di Ferdinand Fellmann, largamente annotata e introdotta, de La storia ridotta sotto il concetto generale dell’arte presso Meiner di Amburgo nel 1984; una nuova traduzione dell’Estetica in serbo-croato a cura di Sanja Roi¢, apparsa a Zagabria nel 1991. La medesima pietra miliare della filosofia crociana è stata di nuovo tradotta in inglese Colin Lyas, presso la Cambridge University Press nel 1992, e in portoghese da Omayr José de Moraes a San Paolo nel 2016. Il Breviario di estetica ha conosciuto una nuova traduzione in portoghese a cura di Josè Serra apparsa a Coimbra nel 2008.

Di particolare rilievo è l’interesse che da alcuni decenni Croce incontra in Estremo Oriente. Per le traduzioni vanno menzionate La storia come pensiero e come azione, volta in giapponese nel 1988 da Tadao Uemura, al quale si deve anche una scelta antologica in due volumi di scritti crociani di teoria politica comparsi nel 1986, e quindi la traduzione de La filosofia di Giambattista Vico nel 2011. Significativo inoltre il flusso di nuove traduzioni in Cina a partire dai primi anni di questo secolo (quelle anteriori erano per lo più condotte su traduzioni inglesi). Si segnala in tal senso l’operosità di Tian Shigang, che ha tradotto la Storia d’Europa e la Teoria e storia della storiografia nel 2005, e nel 2007 il Contributo alla critica di me stesso e l’Estetica (ma di quest’ultima opera la sola parte teorica), sempre per la China social sciences press. E presso la stessa casa editrice di Pechino sono comparse nel 2005 la Storia del Regno di Napoli e la Storia d’Italia dal 1871 al 1915, entrambe nella traduzione di Wang Tianqing.

Rimane da dar conto brevemente delle più significative antologie di saggi crociani in traduzione. Andranno almeno segnalate per il francese quelle di scritti storico-politici a cura di Sergio Romano comparsa nel 1983 per le Éditions du Seuil, e l’altra di scritti di estetica a cura di Gilles Tiberghien, presso Gallimard nel 1991. Un’antologia in inglese di saggi di estetica e di critica letteraria a cura di Myra E. Moss è comparsa per la State University of New York Press nel 1990, mentre a Márton Kaposi si deve un’ampia scelta di scritti filosofici in ungherese comparsa a Budapest per l’editore Gondolat nel 1987, mentre nel 1990 veniva pubblicata nella stessa lingua un’altra antologia di scritti politici curata da Pál Biró e Imre Kinszki per le edizioni Kossuth.

 

 

 

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