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5 Febbraio 2026

Intervista a Sophie Royère, editrice e fondatrice della casa editrice Ada Parme (Parigi)

Autore: Paolo Grossi

Intervista a Sophie Royère, editrice e fondatrice della casa editrice Ada Parme (Parigi)

Nel 2023 Lei ha fondato a Parigi la casa editrice Ada Parme. Qual è stato il percorso che l’ha portata alla decisione di fondare una sua casa editrice e da dove deriva il nome che le ha attribuito?

 

Da anni traduttrice letteraria, ho provato la gioia di vedere pubblicati autori che apprezzo e la frustrazione di non riuscire a far pubblicare altri autori che avevo scoperto e che mi sembravano molto importanti (avevo proposto Antonio Moresco a diverse case editrici, che non ne avevano colto il potenziale, alcuni anni prima che fosse pubblicato, con il successo che conosciamo, dalla prestigiosa casa editrice Verdier).

Vorrei aggiungere anche che è molto raro che un traduttore sia pienamente coinvolto dal suo editore nell’intero processo di creazione di un libro: non sceglie la data di pubblicazione, non viene consultato nella fase di produzione (l’impaginazione, la copertina, il formato), non viene coinvolto direttamente nel lavoro di marketing (può, se non altro, comunicare sui propri social network) e, infine, viene raramente invitato a parlare sui media del libro che ha tradotto, che pur conosce meglio di chiunque altro…  ma la situazione sta leggermente migliorando, forse, negli ultimi anni).

Sottolineo tutto questo per evidenziare quanto forte fosse, da tempo, il mio desiderio di dirigere una collana letteraria o un marchio editoriale, al fine di portare avanti dei progetti dalla A alla Z, in una visione integrale dell’universo dell’opera: un’occasione meravigliosa per collaborare con artisti (per le illustrazioni e le copertine), tipografi e grafici, in un dialogo diretto, e con la più completa autonomia di scelte. In sintesi, non desideravo più chiedere un’autorizzazione per pubblicare un testo. Per il secondo libro che ho pubblicato, Contes et Féeries di Jean Lorrain, ho anche coinvolto lo scrittore Benjamin Berton (vincitore del premio Goncourt 2000 con il romanzo Sauvageons), che ne ha scritto la prefazione.

Desideravo che la mia casa portasse il nome e il cognome di una donna. Ada è l’indimenticabile eroina dello straordinario romanzo omonimo di Vladimir Nabokov, il mio preferito, credo. Ardente, prodigiosa e affascinante “cacciatrice di farfalle e parole rare”, il suo desiderio e la sua voglia di vivere sono una fonte inesauribile di ispirazione. Parma, perla del Rinascimento e dell’arte di vivere, è la città italiana dei miei antenati, che ho scoperto ritrovando la mia famiglia e le mie radici, in una magnifica estate della mia giovinezza.

Ada Parme è quindi un avatar femminile in cui i lettori e le lettrici possono proiettare le loro fantasie letterarie inconfessabili (!).

 

 

L’attenzione alla qualità della stampa, della rilegatura e delle illustrazioni gioca un ruolo fondamentale nelle pubblicazioni di Ada Parme. Qual è stata l’accoglienza riservata dalle librerie alle sue pubblicazioni e ai prodotti di cartoleria?

L’universo estetico di Ada Parme seduce e attrae, come ho potuto constatare in particolare durante le fiere. Le raffinate copertine che propongo convincono i clienti delle librerie e delle fiere del libro, perché non è molto frequente trovarle in questi luoghi. Per quanto riguarda i libri, dipende dalle librerie, dal loro pubblico e dal lavoro svolto con i librai. Direi che dipende dai casi. Ad esempio, quando i miei libri erano presenti nella famosissima libreria parigina “L’Écume des Pages”a Saint-Germain-des-Prés, non ne è stata venduta nemmeno una copia! Al contrario, in librerie apparentemente “visibili”, come la Librairie italienne di Parigi, hanno raggiungono immediatamente il loro pubblico. Opero attivamente anche sui social network, che sono come una fiera del libro o una libreria virtuale, e dove entro in contatto con persone che altrimenti non incontrerei: alcune mi seguono fin dall’inizio e sono diventate “fan” fedeli di ogni mia pubblicazione. Alla fine, i testi che scelgo, forti ed esigenti, troveranno, come qualsiasi altro libro, i lettori che desiderano vivere un’intensa esperienza di lettura. Desidero continuare a far conoscere testi meravigliosi in una cornice solida e raffinata, proprio per mostrare che la letteratura è eterna e può essere conservata e trasmessa con cura, evitando i rischi cui sono esposti i libri incollati e stampati in fretta che si trovano un po’ troppo spesso oggi in circolazione.

 

 

Lei è traduttrice dall’italiano. Qual è l’origine del suo interesse per la lingua e la cultura italiana e quale posto occupa la letteratura italiana nel suo catalogo e nei suoi programmi futuri?

Tradurre la lingua italiana è una conseguenza naturale della ricerca delle mie radici familiari, della riscoperta di una famiglia i cui membri più anziani hanno sempre intrattenuto una fitta corrispondenza scritta con i miei genitori e con me. Ho sempre amato i libri più di ogni altra cosa, non desideravo né insegnare né fare ricerca. La traduzione dall’italiano al francese si è perciò imposta come la professione ideale per immergermi nei testi in solitudine, con il piacere egoistico di una lettrice appassionata: un modo per restare in rapporto con la mia storia personale, ma anche per divertirmi con una lingua così apparentemente vicina al francese, una vera sfida per il traduttore. Naturalmente, nel corso degli anni, questa fantasia di solitudine è fortunatamente andata in frantumi: diversi soggiorni di residenza in luoghi come il CITL di Arles o la Villa Garbald nella Svizzera italiana mi hanno rivelato che l’incontro con una rete di traduttori e traduttrici è la più grande fortuna che possa capitare a un professionista per alimentare e dare respiro al proprio lavoro. Il primo libro pubblicato da Ada Parme, Lupo, di Clara Nubile, è un romanzo italiano (tradotto, ma di cui ho voluto mantenere il titolo originale): è un prolungamento del mio lavoro di traduttrice, di cacciatrice di testi da rivelare, come sono in genere i traduttori. La letteratura italiana non occuperà un posto “speciale” nella mia casa: ritengo che ogni opera sia unica, indipendentemente dalla lingua a cui appartiene. Se un altro libro italiano mi sembrerà imperdibile per il pubblico francese, avrà ovviamente il suo posto nel mio catalogo.

 

 

La mia ultima domanda riguarda il libro che ha recentemente tradotto e pubblicato: Lupo di Clara Nubile. Perché questa scelta?

Questo libro è rimasto sui miei scaffali per anni, con la sua protagonista femminile che danza nel fuoco sulla copertina –un prestito della biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, che ho sempre dimenticato di restituire, e di cui chiedo venia. Il fatto che non sia mai stato richiesto dai lettori della biblioteca la dice lunga sull’oblio che possono subire alcuni testi, prima di riemergere, per magia, grazie alle circostanze. Ho esitato a lungo prima di sottoporlo agli editori, come se non fosse ancora giunto il suo momento. Quando ho creato Ada Parme, la sua copertina mi è tornata in mente. Mi è sembrato il libro ideale per inaugurare la mia collana: è un testo incandescente, febbrile, impetuoso e puro come solo la giovinezza può essere, perfetto per incarnare l’anima nascente di una casa editrice “giovane”! Clara Nubile è un’autrice e una poetessa, ha quella qualità che cerco sempre negli scrittori: saper mostrare il mondo nei suoi meandri più inaccessibili e misteriosi, grazie alla forza dello stile. Lupo racconta la storia di due donne legate da un passato tormentato, che vivono un commovente ricongiungimento nel cuore di un’estate torrida nell’entroterra del Salento: è un vero gioiello di poesia, in cui convivono violenza rattenuta ed emozioni sul filo del rasoio.

 

Intervista a Sophie Royère, editrice e fondatrice della casa editrice Ada Parme (Parigi)
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