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Il libro italiano nel mondo

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Da Copenaghen: intervista a Marie Andersen, direttrice delle edizioni Palomar

Autore: a cura di Raffaello Barbieri, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Copenhagen

Da Copenaghen: intervista a Marie Andersen, direttrice delle edizioni Palomar

Potrebbe parlarci brevemente della sua casa editrice e spiegare come avviene la scelta di titoli italiani da presentare ai lettori danesi? 

La Palomar è una piccola casa editrice danese indipendente fondata nel 2015 con l’ambizione di pubblicare letteratura di italiana di alta qualità. Negli anni successivi ci siamo aperti anche a opere in altre lingue europee, tanto che oggi pubblichiamo letteratura russa, tedesca, irlandese svedese e austriaca. Tra gli scrittori italiani che abbiamo pubblicato posso citare: Michela Murgia, Melania G. Mazzucco, Nicola Lagioia, Paolo Cognetti, Leonardo Sciascia, Helena Janeczek, Anna Maria Ortese. Ma anche altri scrittori come: Svetlana Aleksijevitj (Bielorussia), Sergej Lebedev, Anna Akhmatova (Russia), Anna Burns (Irlanda), Steve Sem-Sandberg (Svezia), Terézia Mora (Germania), Friederike Mayröcker (Austria), Mircea Cartarescu (Romania). 

Scegliamo gli autori e i titoli che pensiamo possano suscitare l’interesse dei nostri lettori. Il criterio che seguiamo è sempre quello di pubblicare opere che abbiamo un reale valore letterario. Ed è esclusivamente l’editore a scegliere. Generalmente è difficile presentare l’opera di uno scrittore straniero. È fondamentale che la lingua e il paese che presentiamo siano conosciuti al lettore, così come è certamente importante una presenza italiana a livello universitario. Purtroppo, molte lingue, tra le quali anche l’italiano, negli ultimi 20 anni hanno subito una riduzione di proporzioni catastrofiche nel numero degli studenti liceali e universitari.

 

Ricorda libri o autori italiani che siano stati casi letterari di grande successo in Danimarca dal punto di vista della critica e delle vendite?

Antonio Pennacchi (Canale Mussolini), Umberto Eco, Elena Ferrante …

 

I premi letterari italiani e le fiere internazionali del libro hanno un peso nelle vostre scelte editoriali?

Il Salone del Libro di Torino è stato ed è un luogo di incontro importante tra le case editrici italiane e gli agenti letterari. Anche “Più libri, più liberi” a Roma riveste un ruolo di rilievo per i contatti tra paesi diversi. I premi Campiello e Strega hanno una certa influenza, ma non decisiva. 

 

Che rilievo hanno Università, centri di traduzione, Istituti di cultura? Gli italianisti danesi e i traduttori dall’italiano al danese sono un punto di riferimento nella scelta dei titoli italiani da pubblicare?

L’Università, come ho detto, ha un suo rilievo, anche se negli ultimi anni l’insegnamento delle lingue straniere è stato pesantemente ridotto in Danimarca. L’Istituto Italiano di Cultura ha una grande importanza quale ribalta in cui vengono presentati giovani o nuovi scrittori italiani sui quali spesso è difficile attirare in altri modi l’attenzione del pubblico. I traduttori possono a volte giocare un ruolo nel proporre dei titoli, ma fino ad un certo punto. Personalmente non ho mai chiesto consiglio a traduttori dall’italiano al danese.

 

Come spiega il grande successo della letteratura giallistica italiana in Danimarca?

La cosa si deve probabilmente al fatto che la letteratura italiana viene considerata ”esotica”, così come le letterature dei paesi nordici vengono considerate “esotiche” in Italia.

 

Viceversa, qual è il motivo della quasi assenza di poeti italiani tradotti in danese?

La poesia in generale ha un ruolo molto marginale in Danimarca.

 

Un commento finale…

La Danimarca con i suoi 5,5 milioni di abitanti, è una realtà linguistica molto piccola, e per questa ragione è molto difficile vendere, di un libro, un numero sufficiente di copie che ne giustifichi la pubblicazione

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