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Il libro italiano nel mondo

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Da Madrid: Laura Pugno intervista Ella Sher, agente letteraria.

Autore: Laura Pugno

07/01/2021

Da Madrid: Laura Pugno intervista Ella Sher, agente letteraria.

L’agente italiana Ella Sher ha fondato l’agenzia letteraria The Ella Sher Literary Agency in Spagna dieci anni fa. Gestisce i diritti stranieri di case editrici internazionali e rappresenta autori in tutte le lingue. www.ellasher.com

Qual è, a tuo avviso, la particolarità della letteratura italiana e del libro italiano in generale, dal punto di vista dell’editoria in Spagna?
Ho la sensazione che in molti casi gli editori spagnoli cerchino nella letteratura italiana universi che gli sono noti ma che, allo stesso tempo, continuano ad avere qualcosa di nuovo per loro. C’è molto affetto e attenzione per la letteratura italiana. Ai lettori (e agli editori) spagnoli piace ritrovarsi tra le pagine di un libro italiano, come se leggessero storie che raccontano di un amico intimo, un parente, qualcuno con cui si sente di condividere molte cose.

Che autori italiani cercano le case editrici spagnole e viceversa?
Generalizzando si potrebbe dire che gli editori spagnoli cercano una narrativa italiana piú letteraria, mentre gli editori italiani cercano una narrativa spagnola piú commerciale, ma ovviamente non è sempre così. L’enorme successo in Spagna di autori italiani che si possono considerare piú “letterari” ha fatto sí che gli editori, da alcuni anni a questa parte, siano molto più attenti di prima alle proposte di autori italiani. Al contrario dell’Italia, dove invece, nonostante alcune eccezioni, l’attenzione è più spostata su ciò che di più commerciale possa venire dalla Spagna. Molto probabilmente dipende dal fatto che si continua a voler cercare titoli che ricalchino il successo di romanzi storici spagnoli pubblicati dieci o venti anni fa.

Come sta cambiando il ruolo delle agenzie letterarie in Italia e in Spagna? In che modo ci si confronta con le nuove sfide del mercato editoriale?
Sono tantissime le agenzie letterarie sorte, soprattutto in Italia, ma anche in Spagna, negli ultimi anni. È bello vedere come certe cose mutino rispetto al passato e come si cerchi di affrontare le novità adattandosi al mondo che si trasforma. Il mercato editoriale era solito cambiare con relativa “calma” (nel caso degli ebook, per esempio), ma tutti abbiamo visto che ultimamente è questione di mesi (meglio, di settimane…) e le cose si rinnovano radicalmente.
In pochissimi prestavano attenzione agli audiolibri. Le cose sono cambiate nel giro di mesi, e in poche settimane tutti ci siamo trovati a far fronte agli eventi, adattandoci in ogni modo possibile. In fondo, quello che è successo negli ultimi mesi è stato uno brusco e interessante stimolo alla creatività di tutti noi.

Che peso hanno in questo contesto i mediatori culturali? Università, centri di traduzione, Istituti di cultura?
Penso da sempre, e mi piace pensarlo così, che siamo tutti attori in questo nostro mondo editoriale, protagonisti, comprimari, comparse, ma tutti fondamentali. Posso affermare con sicurezza che quando effettivamente ci si unisce e si riesce a lavorare in squadra, tutti insieme, per difendere un libro, le cose hanno molte più probabilità di funzionare e di funzionare bene. Se alle figure di agenti, editori, autori, librai, possiamo aggiungere sempre più dei mediatori culturali come quelli da te citati, il lavoro di squadra non può che crescere, migliorare e diventare ancora piu forte. Per un agente e per un autore, così come per un editore, poter lavorare insieme agli istituti di cultura, alle università, ai traduttori (che sono parte integrante della squadra) è la cosa migliore che possa succedere. Non sempre avviene, purtroppo. Ci sono casi in cui risulta difficile unire i vari mondi. Il dialogo dipende dalla voglia di fare e dalla curiosità e apertura mentale delle persone implicate. Se manca questo, è molto difficile che si possa collaborare.

Come si può fare per rendere (ancora) più strette le relazioni tra l’editoria italiana e spagnola? In linea generale, e in questo periodo in particolare?
Tutti pensiamo sempre alle capacità (e probabilmente anche alle risorse economiche) degli istituti nel nord Europa, soprattuto Norla, l’ente norvegese, che offre aiuti alla traduzione, copre spese di vario tipo (traduzione, viaggi, presentazione etc.), promuove la letteratura norvegese invitando editori a festival letterari, fellowship e cosí via. Se si riuscisse a fare lo stesso, ancor più di quanto si sta facendo ora, sia in Spagna sia in Italia, sarebbe una spinta notevole per la promozione di entrambe le letterature. Penso che sia assolutamente fondamentale semplificare la burocrazia: molti editori abbandonano l’idea di chiedere sovvenzioni alle traduzioni per le difficoltà burocratiche che questo implica. Allo stesso tempo, certi istituti non danno affatto priorità a richieste di questo tipo. Tutto ciò non fa che complicare le cose e ostacolare la diffusione della letteratura italiana all’estero. Penso possa essere altamente utile prestare molta piú attenzione alle richieste degli editori stranieri, escogitare nuove forme di promozione della letteratura italiana attraverso incontri, fellowship, seminari e piattaforme (esattamente come newitalianbooks) e ovviamente garantire aiuti economici a copertura delle spese di traduzione e di promozione di un autore all’estero.

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