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Il libro italiano nel mondo

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Intervista a Manuela Melato (foreign rights Bompiani, gruppo Giunti)

Autore: Laura Pugno

Intervista a Manuela Melato (foreign rights Bompiani, gruppo Giunti)

A distanza di quasi un anno dal lancio, possiamo fare un bilancio dell’esperienza di new italianbooks? In che modo questo nuovo portale si è rivelato utile all’azione delle case editrici italiane per promuovere il libro italiano all’estero? Quali margini di miglioramento potrebbero esserci ancora?

Newitalianbooks è una vetrina preziosa per l’editoria italiana all’estero, una piattaforma strutturata in cui un editor straniero può visionare il panorama delle novità in uscita in italiano, inglese, francese e a breve, si spera, anche in tedesco. Non vi trova solo le sinossi, ma anche estratti tradotti, rassegne stampa, l’indicazione di premi ricevuti. Un’altra sezione molto utile è quella che riguarda i sussidi alla traduzione messi in campo dalle varie istituzioni, in primis il MAECI. Per gli editori stranieri è di fondamentale importanza ricevere tempestivamente informazioni chiare riguardo ai tempi e alle modalità di partecipazione. In un anno in cui non è stato possibile partecipare fisicamente alle fiere internazionali e abbiamo dovuto organizzare i nostri incontri sulle varie piattaforme digitali, newitalianbooks è arrivato a colmare un vuoto importante garantendo maggiore visibilità all’editoria italiana in un contesto internazionale sempre più competitivo.

Nella tua esperienza, che cosa cercano i responsabili delle collane di narrativa, ma anche di saggistica poesia e varia, delle case editrici straniere nella letteratura e nel libro italiano oggi?

Come nota generale ho notato negli ultimi anni un’attenzione sempre crescente nei confronti della letteratura italiana, che è sempre stata considerata di alto livello, ma non di immediato successo commerciale, a parte qualche eccezione. Ora la situazione è nettamente migliorata: non è raro trovare editor e lettori interni alle case editrici straniere che conoscono l’italiano e molti editori hanno scout dedicati al mercato italiano. Per quanto riguarda i generi più ricercati ho riscontrato un gusto per la riscoperta di opere e autori del recente passato che non hanno ottenuto il giusto riconoscimento di pubblico e critica. Posso portare l’esempio di un piccolo gioiello, il romanzo d’esordio di Gianfranco Calligarich L’ultima estate in città, pubblicato negli anni Settanta per la prima volta, poi scomparso dalle librerie, ma rimasto come una sorta di fiume carsico nella memoria dei suoi lettori per poi riemergere ora come successo internazionale venduto in diciotto lingue. O ancora il caso di Marina Jarre, autrice straordinaria, ma dalla personalità schiva, il cui capolavoro I padri lontani sta ora trovando un’eco internazionale con traduzioni in corso in sei lingue. Un’altra richiesta costante è quella di libri “feel good”, non puramente di evasione, ma romanzi o anche saggi che facciano riflettere, ma  al contempo diano una speranza di uscita dal tunnel nel quale siamo stati catapultati. E infine ho notato un’attenzione sempre più accesa dal mondo del cinema e della TV nei confronti dei mondi narrativi creati dalla letteratura.

Quali azioni di sistema potrebbero essere utili, secondo te, in vista degli appuntamenti del Salon du Livre di Parigi 2022 e della Buchmesse di Francoforte del 2024, in cui l’Italia sarà il Paese ospite d’onore?

Sicuramente il fatto che newitalianbooks offra gratuitamente agli editori la traduzione dei contenuti in francese, e in futuro magari anche in tedesco, è un’iniziativa molto importante. Credo che inoltre aiuterà una politica strutturata di incentivi in forma di sussidi e premi destinati agli editori che acquisiscono diritti di traduzione di opere italiane. I paesi nordici sono esemplari in questo senso, ma anche l’Italia mi sembra si stia attrezzando per arrivare preparata agli appuntamenti di Parigi e Francoforte.

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