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LITaly New Italian Writing: nuovi autori a San Francisco

LITaly New Italian Writing: nuovi autori a San Francisco

dal portale ITALIANA

Un progetto di antologia promosso dall’Istituto Italiano di Cultura, in collaborazione con Marco Cassini

LITaly: New Italian Writing in Translation, titolo che gioca con Italy e Literature, è un progetto dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco per promuovere la traduzione di nuovi autori e autrici italiane negli Stati Uniti. Un’antologia di nove scrittori e scrittrici (Andrea Esposito, Ilaria Gaspari, Francesco Longo, Eleonora Marangoni, Paolo Pecere, Andrea Pomella, Remo Rapino, Vanessa Roghi, Matteo Trevisani), selezionati da Marco Cassini, editore, fondatore di Minimum Fax e poi di Sur edizioni. L’antologia consiste in estratti dai romanzi dei nove autori, tradotti per la prima volta in inglese da Olivia Sears e Anne Milano Appel, ed è arricchita da illustrazioni appositamente create per il progetto dai graphic designer romani RAMI and Meneghello. Il 10 ottobre, in anticipazione della XXI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo 2021, l’antologia è stata presentata nel corso del Litquake Literary Festival di San Francisco, di cui l’Istituto di Cultura è partner.

Ne parliamo con Annamaria Di Giorgio, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, e con il curatore Marco Cassini.

Com’è nato il progetto LiTaly, qual è il suo orizzonte e quali sono i suoi obiettivi?

Annamaria Di Giorgio:

Sin dal mio arrivo a San Francisco, ho immaginato di avviare una collana con traduzioni di autori italiani o testi non ancora tradotti in inglese, sulla falsariga di quanto realizzato in passato da altri colleghi. inserendo anche autori di graphic novel e di poesia, settori in cui, a mio parere, l’Italia ha delle eccellenze straordinarie che devono essere conosciute. Ho poi deciso, per rendere il lavoro più lineare e fruibile, di partire con la narrativa per lanciare poi, negli anni a venire, gli altri volumi. Ho incontrato Marco Cassini a San Francisco durante i festeggiamenti per i 100 anni di Lawrence Ferlinghetti a City Lights, abbiamo cominciato a sviluppare l’idea e così è nato LITaly, sotto i migliori auspici… L’obiettivo, chiaramente, è di promuovere la conoscenza del libro e degli autori italiani negli Stati Uniti, avviare o facilitare i rapporti tra case editrici, attivare una scintilla che possa portare a collaborazioni future.

Che ricezione ha la letteratura italiana contemporanea negli Stati Uniti e in particolar modo sulla West Coast, dall’osservatorio dell’Istituto?

Annamaria Di Giorgio:

 Il cosiddetto “Ferrante effect” ha portato ad un rinnovato interesse per la letteratura italiana negli Stati Uniti: si stanno traducendo molte autrici tra cui ad esempio Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Igiaba Scego, Francesca Melandri… Alcuni scrittori famosi e influenti, come il premio Pulitzer Andrew Sean Greer o Chang Rae Lee vivono nei dintorni di San Francisco e hanno rapporti molto stretti con l’Italia. Altri scrittori italiani vivono negli Stati Uniti o vi risiedono temporaneamente, come Andrea Bajani, Vanessa Roghi, Michele Masneri o Lorenza Pieri, per citarne solo alcuni). Credo  sia importante cavalcare questo momento storico di scambio e fermento. Nella West Coast il numero di case editrici che pubblica autori italiani è inferiore rispetto alla East Coast, quindi c’è un margine di miglioramento su cui lavorare. Anche geograficamente, la giurisdizione dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco arriva a città popolose e importanti, in cui l’interesse per la letteratura – specialmente indipendente – è molto sentito, come Portland e Seattle, ma anche Salt Lake City o le Hawaii; ed è in questi territori che sarebbe interessante espandere la nostra azione di promozione.

 

Quali misure si potrebbero utilmente adottare, in aggiunta a quelle già esistenti, per incentivare la traduzione della nostra letteratura all’estero e in generale promuovere il libro italiano nel mondo?

Marco Cassini:

 Indubbiamente il fondo di 400.000 euro istituito recentemente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e destinato proprio alla traduzione di opere italiane da pubblicare in altri Paesi è già una risposta importante. Dovrebbero poi essere assolutamente benvenute, e quindi incoraggiate e sostenute, iniziative singole e spontanee come la collaborazione intrapresa dall’Istituto di Cultura con un festival di eccellente visibilità e qualità come LitQuake. Se ogni Istituto riuscisse a creare un ponte con uno o più festival letterari nella propria area, il pubblico generalmente attento e curioso di queste manifestazioni verrebbe indirizzato alla scoperta di nuove voci italiane. Personalmente aggiungo la proposta di creare – ora che giocoforza abbiamo imparato che esiste la possibilità di una fruizione non solo dal vivo ma anche attraverso piattaforme digitali – un evento internazionale, una sorta di show case annuale della letteratura italiana che, con il sostegno e la comunicazione degli Istituti Italiani di Cultura di tutto il mondo, presenti i nostri autori a un pubblico internazionale.

Che cosa cerca il lettore italiano e in particolar modo statunitense nella letteratura italiana, classica e contemporanea?

Marco Cassini:

Spesso si ha un’idea più bassa del pubblico rispetto ai gusti e interessi che questo può davvero esprimere. Vale per ogni tipo di proposta culturale: mostre, didattica, letteratura, saggistica, teatro e così via. Un esempio lampante viene da certe produzioni televisive che offrono situazioni, personaggi, dialoghi stereotipati perché si presume sia questo che il pubblico cerca. Eppure, quando si alza l’asticella, offrendo un prodotto culturale più elevato, spesso si viene premiati. Temo sia successo qualcosa di analogo nell’editoria: negli ultimi decenni sono sembrati più facilmente esportabili i libri sulla cucina o sulla moda italiana, mentre la narrativa letteraria è rimasta un po’ al palo – fino a un recente «boom» di rinnovato interesse. Personalmente sono sempre stato fiducioso che il pubblico meriti lo sforzo, da parte di chi propone cultura (libri, nel mio caso), di una proposta più alta. Il risultato sarà magari meno immediato, ma si può trovare una readership per ciò che di singolare, nuovo, originale, spiazzante sta proponendo la nostra letteratura. Non c’è nulla di stereotipato, o di “facile”, nella proposta che abbiamo messo insieme in LITaly. Ma noi abbiamo fiducia: i libri non hanno fretta.

Annamaria Di Giorgio è nata a Pescara nel 1981. Laureata in Lingue orientali ad indirizzo archeologico-artistico alla Sapienza Università di Roma, ha poi conseguito il Master della Scuola italiana per l’organizzazione internazionale e il Master di Eurosapienza in Relazioni Internazionali. Dal 2007 lavora per la Farnesina nell’ambito della promozione culturale, dove ha ricoperto gli incarichi di vicedirettrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Berlino e poi di Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco.

Marco Cassini, dopo aver fondato la casa editrice minimum fax nel 1994,  ha creato un’altra casa editrice, SUR, che attualmente dirige. È autore di uno studio su Raymond Carver, Carver (1997), di Beats & Bites (1996, una raccolta di interviste e saggi sulla Beat Generation) e ha curato, insieme a Martina Testa, un’antologia di autori statunitensi intitolata Burned Children of America (2001), pubblicata in inglese con prefazione di Zadie Smith da Penguin e successivamente tradotta in oltre dieci lingue. È stato il primo editore ad aver fatto tradurre in Italia McSweeney’s e le opere di David Foster Wallace. Il suo libro Refusi. Diario di un editore incorreggibile è uscito per Laterza nel 2008 ed è stato tradotto nel 2011 in Spagna da Trama editorial nella collezione Tipos Móviles. Dal 1992 dirige la Scuola del Libro, un’organizzazione no profit che offre lezioni di editoria, scrittura e traduzione. Dal 2013, con Gianmario Pilo, organizza il festival della lettura di Ivrea La grande invasione.

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