Rocco Scotellaro in altre lingue
Autore: Giulia Dell'Aquila, Università degli Studi di Bari Aldo Moro
Il numero delle traduzioni in lingua estera di versi e prose di Rocco Scotellaro è stato da subito segnale del profondo e ramificato interesse di critici e lettori nei suoi confronti, a partire dagli ultimi mesi della vita dell’autore lucano fino alle più recenti iniziative che hanno confermato la permanente fungibilità del suo messaggio ad ogni latitudine.
In un numero monografico della rivista americana «Forum Italicum» intitolato Lucania within us: Carlo Levi e Rocco Scotellaro (a cura di Giulia Dell’Aquila, Sebastiano Martelli e Franco Vitelli, vol. 50, n. 2, 2016, pp. 833-864) è stata proposta la traduzione di ben trentasei componimenti, con la novità dello sconfinamento in territori linguisticamente più distanti e meno consueti, come l’arabo, il russo e il finlandese.
L’ottimo riscontro ricevuto dall’iniziativa d’oltreoceano ha invogliato a realizzare la traduzione in ventidue lingue della sola poesia La mia bella Patria, scelta come emblema per le celebrazioni del centenario della nascita di Scotellaro organizzate dalla Regione Basilicata: un testo particolarmente adatto a mostrare quanto lontano possano fecondare il seme di questo autore e la verità delle Lucanie del mondo. Con solerte empatia anche da parte dei traduttori che non conoscevano l’opera di Scotellaro e con ulteriore allargamento rispetto alle lingue correnti si sono realizzate traduzioni in cinese, coreano, giapponese, ebraico, georgiano, olandese, albanese, bulgaro, ucraino, polacco, neogreco, rumeno, ungherese, danese e svedese.
Le due recenti iniziative appena citate hanno confermato le difficoltà emerse già dai primi esperimenti traduttivi della scrittura scotellariana, di volta in volta risolte con soluzioni differenti. Fa bene Diego Zancani (2006) a dire che, complessivamente, le poesie tradotte testimoniano la ricerca scotellariana di un’armonia tra «il passato, suo e della sua gente», «il presente degli anni a cavallo della guerra e del primo dopoguerra» e «un futuro desiderato» per sé e per l’intero Mezzogiorno d’Italia.
Anche da un punto di vista propriamente tecnico, la resa in altre lingue dei termini appartenenti al mondo rurale e delle espressioni proprie della «lingua dei semicolti» (F. Bruni, 1984) ha reso difficile il lavoro dei traduttori, che hanno adottato soluzioni in aderenza più o meno forte al testo (D. Zancani, 2006, P. Guida, 2016), come già può attestare il confronto tra i titoli dei componimenti: una stessa poesia, tradotta nella stessa lingua, mostra già nell’intitolazione – ovvero sulla soglia di transizione tra il testo e il lettore (G. Genette, 1987) – scelte significativamente differenti, a conferma della complessità espressiva dell’opera scotellariana anche sul banco della trasposizione interlinguistica che giunge pure in questo caso a «dire quasi la stessa cosa» (U. Eco, 2003).
Pur con le difficoltà richiamate, la rassegna qui offerta rivela l’immediata attenzione a Scotellaro da parte di traduttori che hanno operato su poeti di fama mondiale e la disponibilità dei comitati di riviste internazionali a comprenderlo in ampie e prestigiose panoramiche dedicate alla poesia della metà del Novecento in Italia e all’estero. Specificamente, l’interesse traduttorio per Scotellaro si è di volta in volta allignato in terreni culturali alimentati da valori e prospettive evidentemente consentanee con il pensiero dello scrittore sindaco lucano.
Per il pubblico francese Scotellaro ha rappresentato sin dalla metà degli anni Cinquanta la realizzazione dell’intellettuale engagé proposto, ad esempio, attraverso la rivista Les temps modernes, rafforzato nella sua virtuosa identità anche dall’amicizia con Carlo Levi. Ancora tramite la mediazione di Levi è avvenuto l’incontro tra Scotellaro e la cultura tedesca: la diffusione del Cristo si è fermato a Eboli ha creato un grande interesse nei confronti delle condizioni del Mezzogiorno d’Italia. Con tale mediazione, in un primo tempo si è determinata una curiosità prevalentemente sociologica e politica nei confronti di Scotellaro, con attenzione a quei suoi testi che comprovano l’impegno per il riscatto dei contadini del Mezzogiorno e il peso dell’appartenenza a una realtà disagiata; con il passare degli anni sono venute meno alcune riserve sulla consistenza propriamente letteraria della sua opera, pienamente riconosciuta anche attraverso l’insediamento stabile del suo nome nella ricca storiografia letteraria prodotta in Germania e dedicata alla produzione italiana novecentesca. La cultura spagnola ha accolto con profondo interesse l’opera e la figura di Scotellaro, per le spiccate somiglianze tra la realtà rurale del Mezzogiorno italiano e quella di diverse regioni della Spagna meridionale; assai recentemente, il veicolo della lingua spagnola e la consonanza di temi universali – quali le rivendicazioni dei braccianti, il latifondo, la piaga dell’emigrazione, l’ancestralità della cultura contadina – hanno altresì consentito l’avvicinamento della poesia scotellariana ai lettori del Sud America.
Nello stesso anno che segna la fine della vicenda biografica e intellettuale di Scotellaro, avviene il suo debutto sulla scena editoriale americana, con la pubblicazione di due sue poesie, tradotte da William Weaver, nella rivista della Harvard University, («Wake», n. 12, 1953, p. 34.
In omaggio al fermo proposito di rappresentare uno scenario letterario internazionale – dichiarato sin dal nascere del periodico dai suoi principali redattori –, sei anni dopo Scotellaro viene accolto in un numero speciale della rivista «The Literary Review» (n. 3, Autumn 1959), curata da Charles Guenther e Eric Sellin, dedicato ai Contemporary Italian Poets. Si propongono un breve ritratto del poeta e alcune poesie senza testo a fronte (solo il titolo è riportato anche in italiano), scelta praticata anche in altri casi probabilmente per necessità di contenimento dello spazio ma, pure, col risultato di una maggiore autonomia del testo di arrivo.
Nel settembre del 1961 si colloca un’altra iniziativa di carattere antologico (il numero Chelsea 10 del «New York Quarterly»), che include il nome di Scotellaro di fianco a quelli di Saba, Cardarelli, Ungaretti, Sinisgalli, Gatto, Caproni e Sereni, tradotti da Thomas G. Bergin. A Bergin si deve anche l’inserimento di tre poesie di Scotellaro nell’antologia intitolata Italian Sampler: an Antology of Italian Verse (Montreal, Mario Casalini, 1964): anche in questo caso, Scotellaro figura insieme ad autori come Michelstaedter, Saba, Govoni, Bodini, Cardarelli, Gatto, Montale, Palazzeschi, Pasolini, Pavese, Quasimodo, Saba e Sbarbaro, a rappresentazione di «una nazione che si apre, dopo molto tempo, a nuove idee e nuovi concetti» (P. Guida, 2016).
Tra le due iniziative di Bergin si colloca quella del poeta americano Cid Corman che traduce ventiquattro poesie per la rivista «Origin», di cui è fondatore, allargando la raggiera tematica dei versi scotellariani (n. 7, ottobre 1962). L’iniziativa costituisce un omaggio al poeta di Tricarico che Corman ha conosciuto attraverso il ricordo di amici (Mario Trufelli, Rocco Mazzarone e Franco Palumbo) durante il periodo in cui ha soggiornato a Matera grazie a una borsa di studio Fulbright. Pur nella dimensione indiretta della conoscenza, la suggestione prodotta da Scotellaro su Corman è tale da suscitare la composizione di una poesia, intitolata Rocco Scotellaro, entrata a far parte del volume Sun Rock Man (Kyoto, Origin Press, 1962; New York, New Directions Books, 1970), la raccolta che è sintesi in versi del periodo lucano, come attesta anche il componimento dedicato a Tricarico, Casbah, e quello dedicato a Trufelli, The Rider. Con chiarissimo riferimento ai versi de La mia bella Patria e alla potenza propagatrice del pensiero scotellariano pur nell’aridità pietrosa del Mezzogiorno, Corman scrive: «where a leaf of grass/ transplanted/ rooted and/ as suddenly gone// earth labors again/ more silent/ the choked cry/ is that of the rock».
Ancora un’antologia è quella allestita nel ’71 da Vittoria Bradshaw: in From pure Silence to Impure Dialogue. A Survey of post-war Italian poetry 1945-1965 (New York, Las Americas Publishing, 1971) vengono inserite nove poesie tradotte.
Nel 1975 le poesie tradotte da Corman per la rivista «Origin» vengono riproposte in un numero speciale intitolato The Gist of Origin, 1951-1971. An Anthology, ugualmente a cura di Corman (New York, Grossman, 1975).
Insieme a Fortini, Pasolini, Giudici, Volponi, Vivaldi e Pagliarani, Scotellaro rientra in una scelta di testi tradotti da Lawrence R. Smith nella sezione intitolata The New Realism, internamente all’antologia The New Italian Poetry, 1945 to the present. A bilingual Antology (Berkeley LA, University of California Press, 1981). Il piccolo corpus scotellariano è composto da sei testi.
I tempi sono ormai maturi per un’antologia interamente dedicata a Scotellaro: The Sky with its Mouth Wide Open (Fairfaix, California, The Red Hill Press, 1976) comprende la traduzione di trentadue poesie, realizzata da Paul Vangelisti.
Ben più compiuto è il volume antologico The Dawn is Always New. Selected Poetry of Rocco Scotellaro (Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 1980): in 202 pagine si sistema una scelta di sessantasette poesie che i curatori Ruth Feldman and Brian Swann attingono dall’edizione di È fatto giorno curata da Levi nel 1954. In apertura della Prefazione i due traduttori rivelano il coinvolgimento emotivo che li ha guidati nel lavoro: «Our was an emotional involvement with Scotellaro»; fa eco Dante Della Terza, amico di Rocco e cattedratico ad Harvard, che nell’Introduzione dichiara di considerare Tricarico il suo paese per l’universalità dei versi scotellariani che vince sul dettaglio descrittivo.
Gli stessi Feldman e Swann nel 1993 traducono ventuno poesie in un volumetto intitolato The Garden of the Poor (Merrick, New York, Cross-Cultural Communications, 1993), il primo della collana bilingue degli Italian Heritage Chapbooks. I testi sono preceduti da una breve prefazione a firma di Feldman e Swann nella quale si chiarisce la novità di questa selezione che accoglie anche componimenti tratti da Margherite e rosolacci (Milano, Mondadori, 1978).
Non stupisce che un poeta come Jack Hirschman, espressione autorevole della controcultura americana, abbia tradotto e raccolto Seven poems of Rocco Scotellaro alla metà degli anni Novanta (San Francisco, Deliriodendron Press, 1994), quando cioè i suoi rapporti con l’Italia si sono già intensificati attraverso le collaborazioni con molte realtà culturali (si pensi alla “Casa della Poesia” di Baronissi). In verità, al di là di queste circostanze, l’intesa con la poesia di Scotellaro è profonda, come si evince da una nota di carattere autobiografico nella quale Hirschman attribuisce la spinta a comporre la sua poesia Trasfiguration, scritta venti anni prima, alla traduzione di Le tombe le case, un testo scotellariano assorbito fin nella più intima ispirazione, vissuta con violento e appagante senso di libertà e riconoscimento nel poeta lucano, come sta a dimostrare l’impegno profuso dal poeta americano a difesa degli emarginati e degli oppressi.
L’attenzione traduttiva a Scotellaro in Francia comincia ugualmente presto. Nel 1955 Madeleine Juffé traduce la vita di Andrea Di Grazia (tratta da Contadini del Sud) per il numero monografico L’Italie bouge della rivista «Esprit» (nn. 230-231, settembre-ottobre 1955, pp. 1467-1482; la traduzione risulta preceduta dal saggio di Michel François intitolato Rocco Scotellaro et les “Contadini del Sud”, pp. 1464-1467).
Nel 1957 vengono ‘tirate’ cinquecentocinquanta copie del quadernetto Il giardino dei poveri, con presentazione di Carlo Levi, illustrazioni dello stesso Levi e Giuseppe Leone, traduzione in francese di Paul Vincensini: l’iniziativa corrisponde al Quaderno n. 2 della “Collezione Poètes Français et Italiens” diretta dallo stesso Vincensini (Napoli, Giannini, 1957). Come Levi stesso segnala, il quadernetto presenta un’unica poesia, Il giardino dei poveri (1948), non compresa nell’edizione mondadoriana del ’54 di È fatto giorno.
La prosa scotellariana si guadagna rinnovate attenzioni dai traduttori francesi: una scelta di frammenti tra quelli pubblicati da Levi in «Nuovi Argomenti» (novembre 1955-febbraio 1956, pp. 1-40) viene tradotta da Michel Thurlotte nella rivista «L’Arc» (n. 4, ottobre 1958, pp. 11-21). L’anno dopo, Maria Brandon Albini pubblica nella rivista «Les Temps Modernes» la traduzione delle pagine del romanzo riguardanti il carcere, con il titolo Le petit raisin vert, premettendo una breve nota biografica su Scotellaro (n. 162, agosto 1959, pp. 193-230).
Nello speciale della rivista «Entretiens sur les lettres et les Arts» (Printemps, n. 17, 1960, pp. 42-43) dedicato a Les jeunes voix de la litterature italienne a cura di Maria Brandon Albini e, specificamente nella sezione curata da Mario Petrucciani intitolata La jeune poesie italienne, viene pubblicata la traduzione di due testi di Scotellaro.
Nel 1968, all’interno del volume intitolato Italie poétique contemporaine. Premier et deuxième regards: 400 poèmes, a cura di Geneviève Burckhardt (Éditions du Dauphin, pp. 656-669), sono tradotte otto poesie precedute da uno stralcio della prefazione di Carlo Levi all’edizione mondadoriana.
Un volumetto di 85 pagine, stampato in edizione limitata di trecento esemplari dalla Industria tipografica Fiorentina, contiene la traduzione di diciotto poesie con testo a fronte realizzata da Alain Bocquillon che, nell’Introduzione, tiene a sottolineare il saldo legame tra lo Scotellaro poeta e l’attivista animato dalla sincera fede socialista (Scotellaro traduit par Alain Bocquillon, Collection bilingue de poésie de l’Institut Culturel Italien de Paris, 1972).
È nel 1994 che Scotellaro ha la sua prima ampia antologia grazie al lavoro di Armand Monjo (Rocco Scotellaro, L’aube est toujours nouvelle, Nord/Pas-de-Calais, Maison de la Poésie, 1994, pp. 140). L’iniziativa si colloca prestigiosamente in un contesto internazionale sotto l’egida della “Maison de la Poésie”. Le cinquantasette poesie scelte consentono a Monjo di ribadire la caratura della vocazione poetica di Scotellaro, la sua capacità di rappresentare la Basilicata – terra di povertà ma dal passato glorioso – «avec une authentique émotion poètique, à la fois pudique et brutale».
Dalle ricerche sin qui svolte – che non hanno pretese di esaustività, come per tutte le ricognizioni – risulta un ampio vuoto intercorso fino al 2025, anno in cui si colloca un’importante iniziativa editoriale: nel volume Rocco Scotellaro, La terre assoiffée. Récits et carnets (Édition dirigée par Franco Vitelli, Giulia Dell’Aquila et Sebastiano Martelli, Traduit de l’italien par Carole Cavallera, Cahiers de l’Hôtel de Galliffet, Troisième série, Parigi, Istituto Italiano di Cultura, 2025, pp. 381) vengono tradotte da Contadini del Sud le vite di Michele Mulieri e Antonio Laurenzana; nonché, in forma integrale, il romanzo autobiografico L’uva puttanella e il racconto Ramorra; dai Taccuini, invece, solo una scelta mirata. Impreziosiscono il libro le riproduzioni di otto artisti di chiara fama che si sono ispirati alle opere dello scrittore lucano.
In Germania Scotellaro impiega un po’ più tempo per essere avvistato sul Parnaso italiano: nel volume Rocco Scotellaro, Eine Stunde vor Tag (Ausgewählte Gedichte, Italienisch-Deutsch, Darmstadt, Bläschke, 1967), con traduzione di Hans Hinterhäuser compaiono sei poesie con una postfazione del traduttore. In verità, Scotellaro è stato reso noto al pubblico tedesco dallo stesso Hinterhäuser nel ’56, nella monografia dedicata a L’Italia fra il rosso e il nero (Italien zwischen Rot und Schwarz, Stuttgart, Kohlhammer, 1956). Sebbene non risultino altre e più recenti traduzioni, va senz’altro segnalato che in occasione del centenario della nascita la rivista bilingue «Adesso», pubblicata dall’editore tedesco Zeit Sprachen, ha ospitato un ritratto del poeta per celebrarne la memoria (Rocco Scotellaro, il sindaco poeta, n. 6, 2023).
Una panoramica ampia e diversificata, comprendente trentanove poesie, realizza Allen Prowle in Inghilterra nel volume Rocco Scotellaro, Poems, (London, Modern Poetry in Translation, 2009). Nell’introduzione, Prowle coglie bene le feconde contraddizioni della personalità di Scotellaro, pienamente espresse nella sua poesia: «the man who sang a litany of love for the south also wanted, through political action and argument, to transform it». Prowle comprende argutamente anche la freddezza scotellariana di fronte alle lusinghe del Nuovo Mondo e la tenacia nell’impegno a concorrere al processo di riforma del Mezzogiorno.
Ancora a Prowle, in collaborazione con Caroline Maldonado, si deve l’antologia intitolata
Your Call Keeps Us Awake, con ampia Introduzione (Londra, Smokestack Books, 2013, pp. 139). La scelta (cinquantatré poesie) questa volta è davvero innovativa con piena rappresentazione dell’esteso territorio poetico percorso da Scotellaro. Opportunamente, Maldonado e Prowle rintracciano già nell’accoglienza riservata a Scotellaro dalla rivista «Botteghe Oscure» i segni di una spiccata attitudine a collocarsi su scenari internazionali, anche attraverso il processo traduttivo.
Anche la Scozia ha prestato attenzione a Scotellaro: nel numero 9 (anno 1963) della rivista di poesia intitolata «Poor Old Tired Horse», pubblicata tra il 1962 e il 1967 e curata Ian Hamilton Finlay (Edinburgo, Wild Hawthorn Press), il poeta risulta tradotto da Cid Corman e figura, unico italiano, in una schiera di autori assai originali, a conferma della grande apertura culturale della rivista.
Trent’anni dopo, Christopher Whyte traduce sette poesie in una esile plaquette (un solo bifolio inserito in busta) a tiratura limitata (solo duecentocinquanta esemplari) impreziosita da una fotografia di Henri Cartier-Bresson (A morning star folio, 4/2, May 1993), secondo un indirizzo editoriale basato sull’incontro a distanza tra poeti e artisti visivi.
Nella primavera del 2026, Scotellaro è approdato in Cile, grazie al poeta, traduttore e critico letterario cileno Nicolás López-Pérez (Rocco Scotellaro, Mi patria està donde la hierba tiembla, Valparaíso, Fitocataldo Editore, 2026, pp. 164).
La perlustrazione fin qui operata è, dunque, conferma del diffuso interesse traduttorio nei confronti dell’opera di Scotellaro a lungo realizzatosi in antologie poetiche di ampiezza variabile e solo recentemente rivolto anche a quelli in prosa. Forse, a fronte del riscontro che Scotellaro continua a ottenere senza frontiere, i tempi possono ormai autorizzare operazioni di traduzione integrale delle opere.