Inchieste
15 Gennaio 2026

Un passeur tridimensionale: François Wahl e la letteratura italiana in Francia

Autore: Marco De Cristofaro, Université de Mons/Université de Namur

Un <i>passeur</i> tridimensionale: François Wahl e la letteratura italiana in Francia

Il nome di François Wahl ricorre con una certa insistenza nelle ricerche dedicate alla diffusione della letteratura italiana in Francia nella seconda metà del Novecento. È sufficiente soffermarsi sulla ricezione oltralpe di alcuni dei maggiori autori della Penisola per averne la conferma.

Lo evocano a più riprese gli studiosi dell’opera di Carlo Emilio Gadda. Jean Paul Manganaro ricorda come la traduzione francese del Pasticciaccio, uscita nel 1963, non fosse dovuta alla fama raggiunta dall’autore con il premio Formentor, ma «alla vera passione letteraria di un direttore editoriale delle éditions du Seuil al quale bisogna […] rendere omaggio, cioè François Wahl» (Manganaro 1994, p. 32). Sulla falsa riga di Manganaro, Giorgio Pinotti insiste sulla «determinazione di François Wahl» a cui va il merito della «lunga fedeltà della Francia a Gadda» (Pinotti 2009, p. 117).

Il richiamo a Wahl è frequente anche negli studi dedicati alla circolazione in francese di un altro grande autore italiano del Novecento che ha conosciuto una lunga e stabile fortuna oltralpe: Italo Calvino. Laura Di Nicola attribuisce a Wahl il ruolo di editor d’eccezione per Calvino, definendo la relazione tra i due intellettuali uno scambio proficuo per una più ampia riflessione sulla cultura del Novecento (Di Nicola 2009, p. 130). Allo stesso modo, secondo Francesca Rubini, la corrispondenza tra Wahl e Calvino, in occasione della traduzione del Castello dei destini incrociati, sovverte «il consueto rapporto fra autore-testo-traduttore e conferma l’impegno eccezionale [di Wahl] non sul singolo titolo ma su tutti i volumi diffusi in lingua francese» (Rubini 2023, p. 101). D’altro canto, lo stesso Calvino aveva ricordato, in circostanze diverse, l’apporto cruciale di Wahl alla traduzione delle sue opere nonché alla loro proficua collocazione sul mercato librario francese (cfr. alcune delle lettere calviniane in Calvino 2000, pp. 668-670 e p. 684).

Ma Calvino non è l’unico autore che attribuisce a Wahl un ruolo di primo piano nella mise en forme della propria opera. Un esempio emblematico è la pubblicazione in Francia di Opera aperta di Umberto Eco. Nell’introduzione alla seconda edizione italiana del libro, uscita per Bompiani nel 1967, Eco ringrazia Wahl per averlo aiutato, stimolato e consigliato in merito alla versione francese pubblicata dalle Éditions du Seuil nel 1965. In particolare, l’autore sottolinea come Wahl abbia «grandemente influenzato la riscrittura di molte pagine, che rendono la seconda edizione parzialmente diversa dalla prima» (Eco 2023, p. LXXIII). Nella nota posta in apertura all’edizione Bompiani, in cui ripercorre la storia del volume, Eco ricorda che «la traduzione iniziò subito, ma prese tre anni e fu rifatta tre volte, con Wahl che la seguiva riga per riga, anzi per ogni riga […] mandava una lettera di tre pagine folta di questioni, oppure io andavo a Parigi a discutere, e andò avanti così sino al 1965. Fu un’esperienza preziosa in vari sensi» (Eco 2023, p. XV).

Viene da chiedersi in che modo Wahl sia riuscito ad acquisire un prestigio simile per la diffusione degli autori italiani in Francia. Nato nel 1925, ottiene l’agrégation in filosofia e alla fine degli anni cinquanta entra a far parte della redazione delle Éditions du Seuil. Vicino agli ambienti delle nascenti teorie strutturaliste, già a quell’altezza, Wahl mostra un certo interesse per la letteratura italiana.

Nel 1958, a pochi mesi dal suo ingresso in Seuil, gli viene affidato in lettura Quer pasticciaccio brutto di via Merulana. In un clima intellettuale poco favorevole alla sua pubblicazione, caratterizzato da «arroganza culturale, gollismo imperante, supercilioso disinteresse per la letteratura italiana contemporanea» (Pinotti 2009, p. 114), Wahl è uno dei pochi a sostenere con convinzione l’opera di Gadda. Il suo sostegno all’autore lombardo è riscontrabile in tutte le fasi di pubblicazione del volume. In primo luogo, Wahl insiste sull’importanza del testo nonostante la difficoltà linguistica che poteva compromettere il suo successo commerciale. Una volta acquisiti i diritti da parte di Seuil, il filosofo cerca personalmente un traduttore affidabile che, a suo avviso, dovrebbe avere una certa attitudine alla scrittura. Wahl, d’altro canto, interviene personalmente sul testo, chiedendo al traduttore definitivo, Louis Bonalumi, revisioni e precisazioni. Infine, si incarica di scrivere la prefazione al volume, offrendo al lettore una chiave di lettura del testo e sottolineando che «chez Gadda le mot est une tentative de posséder la chose, de l’avoir “en personne”, comme si chaque terme était une façon d’arracher un lambeau de sa chair et ce qu’il désigne» (Benaglia 2020, p. 225).

Lo stesso interventismo si ritrova nel processo di pubblicazione delle opere di Calvino. Nel 1959 è in lettura presso Seuil Il Barone rampante. Wahl è convinto della necessità di pubblicare il testo, non solo per la sua qualità complessiva, ma anche per il possibile riscontro di pubblico. Ottenuti i diritti sull’opera, il filosofo collabora strettamente alla traduzione. Il ruolo di Wahl è riconosciuto da Calvino stesso, che gli attribuisce parte dei meriti della versione finale. Come per il Pastis, Wahl si occupa del paratesto del volume, stendendone la quarta di copertina in collaborazione con Calvino[1]. Certo è che, grazie alla lungimiranza del direttore editoriale, Seuil intraprende una convinta politica autoriale nei confronti dello scrittore italiano, le cui opere usciranno con regolarità nel catalogo della casa parigina.

Un altro caso emblematico che delinea la strategia intellettuale perseguita da Wahl è Pietro Citati. I due sono in contatto probabilmente già dal 1958 (Manganaro 1994, p. 32), ma è alla fine degli anni Settanta che Citati si rivela un autore funzionale alla visione del direttore editoriale. Tra il 1977 e il 1979, sono in lettura presso Seuil Goethe e La primavera di Cosroe, usciti rispettivamente per Mondadori nel 1970 e per Rizzoli nel 1977. Nel suo parere di lettura, Wahl definisce il Goethe di Citati inclassificabile, evitando di ridurlo al solo genere biografico, ed esaltandone tratti paradossali che contribuiscono a rendere il volume al contempo divertente ed erudito. Tuttavia, l’intelligenza del libro non è sufficiente. Il principale ostacolo è la possibile reazione del pubblico francese che, ad eccezione di un ristretto numero di raffinati lettori, difficilmente acquisterebbe un volume con una mole, seicento pagine, già di per sé poco invitante. In questa ottica, la profondità del Goethe non giustifica l’imponente investimento economico richiesto da una sua traduzione, estremamente complessa da un punto di vista linguistico e culturale. Ciononostante, rispetto a quanto accaduto per altri volumi, Wahl nutre numerosi dubbi sul suo rifiuto in virtù di un’estrema godibilità del testo. A partire da questi dubbi si può comprendere, invece, la decisione di far pubblicare da Seuil La primavera di Cosroe nel 1979. Nel parere di lettura, torna l’esitazione dovuta all’assenza di un lettore in Francia per un’opera così peculiare. Tuttavia, in questo caso, Wahl crede più fermamente nelle qualità letterarie e nel grado di fascinazione del libro che saprà attirare gli amanti della mitologia e del mistero. Il pubblico in espansione richiede nuove forme promozionali che sono garantite dall’incontro tra il tema di attualità, suggerito dall’ambientazione del romanzo-saggio in Iran, in quegli anni coinvolto nella complessa congiuntura della rivoluzione, e il richiamo fascinoso a un’antichità primordiale.

Wahl si rivela, dunque, per molti autori italiani un punto di riferimento ineludibile per la valorizzazione e la corretta diffusione dei loro testi in Francia. Il suo intervento nell’intero processo di pubblicazione dei volumi ne determina la ricezione, risemantizzando, in alcuni casi, le opere stesse. La partecipazione estesa a tutte le dinamiche del mercato librario, la capacità di indirizzare le scelte di una delle case editrici francesi più influenti del Novecento, le Éditions du Seuil, e il ruolo di vero e proprio gatekeeper della letteratura italiana in Francia, riconosciutogli da scrittori e studiosi, rendono Wahl un passeur tridimensionale, a tutto tondo, la cui attività merita di essere ulteriormente indagata ed esplorata.

 

[1] Per quanto riguarda la partecipazione di Wahl all’attività traduttiva dei testi di Calvino, mi permetto di rimandare a un mio articolo : M. De Cristofaro, Du texte au livre: François Wahl passeur de Calvino en France, in M.-H. Boblet, B. Poitrenaud-Lamesi e A.-A. Morello (a cura di), Pourquoi l’Italie ? L’Italie des écrivains français, Bruxelles, Peter Lang, 2026.

 

Bibliografia

 

Cecilia Benaglia, Engagement de la forme. Une sociolecture des oeuvres de Carlo Emilio Gadda et Claude Simon, Parigi, Classiques Garnier, 2020.

Italo Calvino, Lettere 1940-1985, a cura di Luca Baranelli, «I Meridiani», Milano,Mondadori, 2000.

Marco De Cristofaro, Du texte au livre: François Wahl passeur-éditeur d’Italo Calvino en France, in M.-H. Boblet, B. Poitrenaud-Lamesi e A.-A. Morello (a cura di), Pourquoi l’Italie ? L’Italie des écrivains français, Bruxelles, Peter Lang, 2026.

Laura Di Nicola, Italo Calvino negli alfabeti del mondo. Un firmamento sterminato di caratteri sovrasta i continenti, in Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (a cura di), Copy in Italy. Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi, Milano, Effigie, 2009, p. 129-136.

Umberto Eco, Introduzione alla II edizione, in Idem, Opera aperta. Forma e indeterminazione nelle poetiche contemporanee, a cura di Riccardo Fedriga, Milano,La Nave di Teseo, 2023, p. LVII-LXXIII.

Jean-Paul Manganaro, La fortuna europea di Gadda e il caso francese, in Andrea Silvestri (a cura di), Per Gadda il Politecnico di Milano, Atti del Convegno e Catalogo della mostra, Milano 12 novembre 1993, Milano, All’insegna del pesce d’oro, 1994, pp. 29-39.

Giorgio Pinotti, «Y s’sont canardés rue Merulana, au 219» ovvero : le emigrazioni di don Ciccio Ingravallo, in Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori (a cura di), Copy in Italy. Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi, Milano, Effigie, 2009, p. 113-119.

Élisabeth Roudinesco, François Wahl (1925-2014), éditeur et philosophe, «Le Monde», 16 settembre 2014

Francesca Rubini, Italo Calvino nel mondo. Opere, lingue, paesi (1955-2020), Roma, Carocci, 2023.

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