Camillo Sbarbaro: un’edizione in francese delle prose
Camillo Sbarbaro (1888-1067) è una delle voci maggiori della letteratura italiana del Novecento. La sua più importante raccolta poetica, Pianissimo, esce nel 1914 e testimonia di una condizione di smarrimento esistenziale di fronte all’inanità della realtà: “Spaesato e stupefatto, Sbarbaro passa tra gli uomini che non comprende, tra la vita che lo sopravanza e gli sfugge” (Eugenio Montale). Numerose le sue raccolte di prose, fra cui si segnalano soprattutto Trucioli (1920, 1948), Liquidazione (1928), Fuochi fatui (1954), Scampoli (1960), Gocce (1963), Quisquilie (1967), in cui si ritrova “l’amaro e sofferente poeta dell’uomo estraneo alle cose, incapace di riconoscere in essere altro che dolore, ostilità, negazione” (Giorgio Barberi Squarotti). Specialista di fama mondiale di muschi e di licheni, ha lasciato al Museo di Storia naturale di Genova la sua collezione di licheni.
In Francia il suo traduttore più fedele è Jean-Baptiste Para, che dopo aver curato assieme a Bernard Vargaftig e Bruna Zanchi un’ampia scelta di liriche tratte da Pianissimo e da Rimanenze (Hiver, 1992) e, lo stesso anno, presso lo stesso editore, una raccolta di prose (Trucioli), ora pubblica presso le edizioni Rehauts Le paradis des lichens, che comprende una scelta di prose tratte da Trucioli e Fuochi fatui.