Works
di Trevisan, Vitaliano
Works
Il capolavoro letterario di un grande scrittore maledetto che sfidava ogni definizione.
Seguendo le orme di grandi autori come Beckett, Genet e Bernhard, Vitaliano Trevisan si è spinto al di là d’ogni limite – della vita, della mente, della parola scritta – e con assoluto coraggio ha guardato in quell’abisso in cui alla maggior parte di noi non è dato vedere
Un romanzo autobiografico, un resoconto sul lavoro dagli anni ’70 agli anni ’90: il lavoro descritto come condanna e perdizione, come cellula primordiale dell’organismo umano.
“Perché trovo sempre un lavoro?”
La condanna al lavoro fin troppo umana di Vitaliano Trevisan è iniziata all’età di quindici anni, quando una sera a cena ha chiesto a suo padre una nuova bicicletta da ragazzo, perché andare in bicicletta con quella della sorella maggiore significava essere preso in giro dai compagni di classe. In risposta, suo padre lo porta nell’officina di un amico che stampa lamiere per vasche per uccelli: «Così capisci da dove viene», gli dice, alludendo al denaro. Per l’autore, questo è l’inizio di una “carriera” fatta di una serie di false partenze: da operaio a costruttore di barche a vela, da cameriere a geometra, da disoccupato a venditore di gelati in Germania, da magazziniere a portiere notturno, fino allo spaccio di droga e al furto. Trevisan ripercorre gli anni Settanta, un decennio schiacciato tra la politica e l’eroina, al quale sembra essere sopravvissuto quasi per caso. E racconta l’inizio e la fine di un matrimonio, le contraddizioni del mondo culturale – dove, ironicamente, la gente si lamentava sempre dicendo “non ci sono soldi”, come gli diceva suo padre – e il percorso pieno di deragliamenti e sofferenze psicologiche di un ragazzino destinato a diventare scrittore.
«Per Vitaliano Trevisan il dolore era come uno strumento dei tanti lavori che aveva svolto nella vita, un punteruolo, un cacciavite, una penna a sfera. Era lo sfondo dello sguardo limpido dei suoi incredibili occhi blu, era lo stagno dalle acque tranquille dove si tuffavano i suoi torrenti e dove gli piaceva andare al mattino a guardare le trote che saltavano.» “La Repubblica”
«Se la morte è uno stato di perfezione, è certo che Vitaliano Trevisan […] ha raggiunto quella perfezione che tutti i suoi protagonisti, frammenti eterei di una ricerca incessante, tradivano con la loro ontologia dell’imperfezione». “Il Foglio”
«Vitaliano Trevisan era un artista scomodo nell’unico modo in cui si può essere scomodi oggi: era scomodo soprattutto per se stesso. […] Perché la posizione che assumeva, il margine del discorso in cui si collocava, era quella che gli consentiva uno sguardo obliquo, che mostrava ciò che solo lui poteva vedere.» Gian Mario Villalta, “Doppiozero”
Vitaliano Trevisan è stato uno scrittore, attore e regista teatrale italiano. Con Einaudi ha pubblicato: I quindicimila passi, un resoconto (2002, vincitore del Campiello France nel 2008), Un mondo meraviglioso, uno standard (2003), Shorts (2004, vincitore del Premio Chiara), Il ponte, un crollo (2007), Grotteschi e Arabeschi (2009), Una notte in Tunisia (2011), Works (2016) e Black Tulips (2022). Come regista teatrale, nel 2004 Trevisan ha curato l’adattamento di Giulietta degli spiriti di Federico Fellini e ha scritto, tra gli altri, Il lavoro rende liberi, messo in scena nel 2005 da Toni Servillo, e i monologhi Oscillazioni e Solo RH, pubblicati da Einaudi nel volume Due monologhi (2009). È stato sceneggiatore e attore in Primo amore di Matteo Garrone.
Works
The literary masterpiece of a great, cursed writer who defied definitions.
In the footsteps of great authors such as Beckett, Genet and Bernhard, Vitaliano Trevisan pushed himself to the edge of everything – of life, of the mind, of the written word – and with absolute courage looked down into the abyss that the rest of us cannot see.
An autobiographical novel, an account about work from the 1970s to the 1990s: work depicted as condemnation and perdition, as the primordial cell of the human organism.
“Why do I always find a job?”
Vitaliano Trevisan’s all-too-human condemnation to work began at the age of fifteen, when one evening at dinner he asked his father for a new boys’ bicycle, because riding his older sister’s bike meant being made fun of by his classmates. In response, his father takes him to the workshop of a friend who prints sheet metal for bird baths: “So you understand where it comes from”, he tells him, alluding to money. For the author, this is the start of a “career” made of a sequence of false starts: from labourer to sailboat builder, from waiter to surveyor, from being unemployed to becoming an ice-cream vendor in Germany, from warehouse worker to night porter, up to drug dealing and theft. Trevisan retraces the Seventies, a decade crushed between politics and heroin, which he seems to have survived almost by chance. And he recounts the beginning and ending of a marriage, the contradictions of the cultural world – where, ironically, people would always complain saying “there is no money”, as his father used to tell him – and the path full of derailments and psychological suffering of a young boy destined to become a writer.
“For Vitaliano Trevisan pain was like a tool from the many jobs he had done in life, an awl, a screwdriver, a biro. It was the background in the clear gaze of his incredible blue eyes, it was the still water pond where his streams plunged and where he liked to go in the morning to watch the trout jump.” La Repubblica
“If death is a state of perfection, it is certain that Vitaliano Trevisan […] has achieved that perfection which all his protagonists, ethereal fragments of a relentless quest, betrayed with their ontology of imperfection.” Il Foglio
“Vitaliano Trevisan was an uncomfortable artist in the only way one can be uncomfortable today: he was uncomfortable above all for himself. […] Because the position he assumed, the edge of the discourse where he placed himself, was that which allowed him an oblique look, which showed what only he could see.” Gian Mario Villalta, Doppiozero
Vitaliano Trevisan was an Italian author, actor and theater director. With Einaudi, he has published: I quindicimila passi, un resoconto (2002, winner of the Campiello France in 2008), Un mondo meraviglioso, uno standard (2003), Shorts (2004, winner of the Premio Chiara), Il ponte, un crollo (2007), Grotteschi e Arabeschi (2009), Una notte in Tunisia (2011), Works (2016) and Black Tulips (2022). As a theater director, in 2004 Trevisan supervised the adaptation of Federico Fellini’s Giulietta and wrote, among others, Il lavoro rende liberi, staged in 2005 by Toni Servillo, and the monologues Oscillazioni and Solo RH, published by Einaudi in the volume Due monologhi (2009). He was scriptwriter and actor in Primo amore by Matteo Garrone.
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Casa editrice PublisherEinaudi
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Anno di pubblicazione Year of publication2022
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Numero di pagine Number of pages664
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ISBN9788806254292
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Prezzo Price€
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The Italian Literary Agency chiara.piovan@italianliterary.com
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