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23 Giugno 2026

La Revue Dessinée Italia. Intervista a Massimo Colella

Autore: Federica Malinverno

<i>La Revue Dessinée Italia</i>. Intervista a Massimo Colella

La Revue Dessinée Italia è stata fondata nel 2021 sul modello della rivista trimestrale francese La Revue Dessinée. Il suo presidente è Massimo Colella, laureato all’Accademia di Comunicazione di Milano. Ha iniziato a lavorare nel settore pubblicitario e nel 2007 ha fondato La Bande Destinée, un’agenzia di comunicazione specializzata in fumetti. Successivamente, durante la pandemia, ha avviato il progetto La Revue Dessinée Italia, nella convinzione che in Italia mancasse una vera e propria offerta di “giornalismo grafico”.

I creatori di questo progetto hanno dovuto affrontare diverse sfide, legate alla mancanza di “capitale umano” che rende difficile la partecipazione alle fiere o agli eventi di settore, nonché alla collocazione in libreria, che, essendo la rivista un oggetto ibrido, è piuttosto confusa. Infatti, “siamo una rivista di fumetti”, precisa Colella, “quindi dovremmo stare nello scaffale dei fumetti, ma in Italia, a parte Linus e poche altre, non ci sono molte riviste di fumetti”.

Per quanto riguarda i contenuti, in ogni numero della rivista c’è almeno una storia francese. La Revue Dessinée (RD) «è un modello per noi», afferma Massimo Colella, anche se l’approccio del progetto italiano è «un po’ più leggero, con inchieste meno impegnative» per abituare un pubblico poco familiare a questo tipo di lettura.

Se la linea e l’indipendenza editoriale sono apprezzate dagli abbonati, Massimo Colella è consapevole che affidarsi a un editore più grande consentirebbe una migliore diffusione. Tra le scelte etiche più coraggiose del progetto, il presidente della rivista ricorda l’impegno per una remunerazione equa degli autori e delle autrici e il fatto di «non avere pubblicità e non essere su Amazon ».

Uno degli obiettivi della rivista è quello di aumentare la sua presenza nelle scuole e nelle biblioteche scolastiche: «La nostra è un po’ una missione: cerchiamo di contribuire alla diffusione del fumetto come strumento pedagogico». Tuttavia, gli aiuti da parte del governo non sono all’altezza: «C’è molto da fare e l’iniziativa non verrà dall’alto. Deve sicuramente venire dal basso».

Analizzando parallelamente i due mercati, Colella afferma che «il mercato italiano del fumetto ha un ritardo di circa vent’anni rispetto a quello francese». Infatti, in Italia non ci sono aiuti pubblici, a differenza delle sovvenzioni e dei dispositivi francesi, e c’è una mancanza di riconoscimento culturale, perché il fumetto è ancora percepito come un prodotto per bambini.

Inoltre, il panorama del fumetto in Italia è diverso da quello francese. Il «giornalismo grafico» è ancora poco sviluppato nella penisola, mentre la crescita del mercato si basa essenzialmente sui manga. Al contrario, le vendite più elevate di fumetti francofoni includono numerosi titoli di “giornalismo grafico”, come Le Monde sans fin (Jean-Marc Jancovici e Christophe Blain, Dargaud, 2021) o Capital et Idéologie (Claire Alet e Benjamin Adam, Le Seuil, 2022), che raggiungono centinaia di migliaia di copie.

In Italia, durante la pandemia e negli anni successivi, c’è stata un’esplosione dei fumetti. Tuttavia, Colella non ritiene che “il successo di alcuni titoli contribuisca alla crescita dell’intero settore”. Egli ritiene che, a differenza dell’Italia, dove il successo di un fumetto si basa spesso su un nome emblematico (come Gipi o Zerocalcare), in Francia è la storia ad avere la priorità. “In Francia non ci sono fenomeni come Zerocalcare, ma a volte emergono libri particolari. Ad esempio, alcuni anni fa c’è stato il successo di Algues Vertes, L’histoire Interdite (Inès Léraud, Pierre Van Hove, La Revue Dessinée, Delcourt, 2019)”. In altre parole, «la forza risiede nella storia, non tanto nel nome degli autori».

Si tratta di un approccio che Colella vorrebbe replicare, almeno nelle sue linee generali, anche in Italia: «Per me la soluzione consiste nel concentrarsi sulle storie, sulle storie forti. Poi occorre sapersi orientare verso temi di indagine e di attualità». In sintesi, «queste storie devono essere concepite come italiane, su temi legati alla cultura, alla storia e al territorio italiani». Da diversi anni, autori italiani come Gipi, Manuele Fior, Lorenzo Mattotti, Piero Macola sono presenti sul mercato francese, dove contribuiscono a un approccio estetico più diversificato. Inoltre, nella maggior parte dei casi, vivono in Francia. In generale, Colella ritiene che il fumetto italiano si distingua da quello francese per una maggiore libertà stilistica: «A mio avviso, nel fumetto italiano lo stile è più vario, l’identità dell’autore più marcata, mentre il modello francese mi sembra più standardizzato».

In Francia, il mercato più ampio consente ai grandi editori di investire maggiormente in nuovi autori, attirando così molti talenti italiani. Tuttavia, il rovescio della medaglia è che il successo di alcuni fumetti, spesso in serie, può frenare la carriera degli autori, confinandoli in un genere che vende bene: «In Francia come in Italia, quando gli autori si specializzano in certi tipi di fumetti, come quelli medievali o storici, hanno poi difficoltà a distaccarsi da questo tipo di produzione e a fare altro. E poiché le serie funzionano meglio in Francia che in Italia, questo fenomeno è più marcato oltralpe».

Se in Italia la mancanza di mezzi frena gli investimenti e i giovani autori accettano spesso compensi molto bassi e tirature limitate, questa condizione di precarietà può anche incoraggiarli a sperimentare stili diversi. Tuttavia, in generale, «essendo il sistema bloccato, molti disegnatori scelgono di trasferirsi in Francia per vivere del proprio lavoro».

 

<i>La Revue Dessinée Italia</i>. Intervista a Massimo Colella
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