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10 Febbraio 2022

Aldo Palazzeschi in altre lingue

Autore:
Oleksandra Rekut-Liberatore, Università degli Studi di Firenze

L’Archivio del Centro di Studi dedicato ad Aldo Palazzeschi (Firenze, 1885 – Roma, 1974) presso l’Università di Firenze conserva testimonianza dei numerosi scambi intercorsi fra lo scrittore e i suoi traduttori. Una frequenza di rapporti che, in taluni casi, è sfociata in relazioni di amicizia e che attesta l’attenzione con cui Palazzeschi seguiva la sorte delle proprie opere all’estero (traduzioni di testi narrativi, rappresentazioni teatrali o versioni radiofoniche).

Un caso esemplare è quello di Jean Imbert, traduttore in francese di varie opere (Romanzi straordinari, Stampe dell’800, I fratelli Cuccoli e Bestie del ’900), del quale resta una fitta corrispondenza con l’autore. In una lettera all’editore Vallecchi, Palazzeschi insiste affinché la traduzione dei Fratelli Cuccoli venga affidata proprio a Imbert, dal quale si sente “tradotto e non annacquato”. Che Palazzeschi mostri un particolare interesse alla sua presenza in Francia non ci deve, del resto, stupire: egli stesso ha infatti tradotto opere di autori transalpini (il Tartarino di Daudet, il Rosso e nero di Stendhal) e ha composto versi in francese (Schizzi italofrancesi). Un bilancio del rapporto editoriale che ebbe con “un paese ipercritico”, come lo chiamava, si deve a un volume del 2010: Juliette Bertrand – Aldo Palazzeschi. Carteggio 1930-1973, a cura di Enrica Agnesi. In effetti, la cronistoria del Palazzeschi francese rischierebbe di risultare lacunosa se non si menzionasse il nome di Juliette Bertrand, che non solo pubblicò sul settimanale «Les Nouvelles Littéraires» Gedeone e la sua Stella, La Sora Sofia, Lo zio e il nipote, Pochini e Tamburini, Amore, ma tradusse anche Il palio dei buffi e Roma, pur non riuscendo poi a trovare per questi due libri una collocazione editoriale (e alla Bertrand spetta anche, lo ricorderemo quale curiosità aneddotica, la traduzione della nota Sora Parisina, la mamma dei gatti, diventata in francese Madame Eulalie). Ma la storia delle sorti di Palazzeschi in terra di Francia è ricca di altri episodi: la traduzione del Doge ad opera di Simone de Vergennes, che ebbe con lo scrittore vari scambi epistolari, attestati da lettere e affettuose cartoline; l’adattamento radiofonico di Roma curato nel 1973 da Antoinette Riva, con la regia di Raoul Auclair, e la complessa vicenda della traduzione delle Sorelle Materassi. La contessa Filippi di Baldissero brigò non poco per ottenere dall’autore l’autorizzazione a tradurre l’opera, che intendeva sottrarre alle “traduzioni spersonalizzate” delle agenzie. Il suo lavoro, uscito presso Albin Michel nel 1936, però, risultò scadente e fu severamente giudicato da Palazzeschi, che lo definì senza mezzi termini “un crimine” e “un macello”. Solo nel 1988, con l’arrivo di una nuova generazione di traduttori, Le sorelle Materassi vengono ritradotte da Gérard Loubinoux ed Emmanuelle Genevois per la collana gallimardiana “Le Promeneur”. Di Loubinox escono poi le traduzioni Un Prince romain e La Conversation de la comtesse Maria, mentre a Danielle Appolonio, Monique Baccelli e Béatrice Sayhi-Périgot spettano rispettivamente Allégorie de novembre, Le Code de Perelà e Liens secrets et autres recits, tutti apparsi negli anni Novanta, a comprova della persistente vitalità di Palazzeschi oltralpe.

Sorelle Materassi è, senza dubbio, il romanzo più accessibile e apprezzato all’estero. Dalla bibliografia curata da Simone Magherini apprendiamo che, oltre alle menzionate edizioni francesi, la Spagna, la Finlandia, la Repubblica Ceca, la Svezia, il Cile, la Serbia, gli Stati Uniti, l’Olanda, la Svizzera, la Russia, l’Ungheria, la Romania, la Slovenia, l’Austria, l’Ucraina, il Brasile, il Portogallo e la Slovacchia vantano versioni di questo capolavoro. La Germania annovera addirittura sette edizioni eseguite da sei diversi editori. A proposito dell’anteprima anglofona Henry Furst scriveva a Palazzeschi: “Il libro comincia male per gli inglesi. Tutti quei nomi, per esempio, non si possono certo tradurre”; un’osservazione che non precluderà l’accoglienza calorosa di critica e lettori. Nel Nord Europa andrà ricordato il fondamentale ruolo svolto dalla svedese Karin de Laval, traduttrice di romanzi e novelle; è a lei che va il merito anche della versione radiofonica delle Sorelle Materassi, trasmessa il 19 gennaio 1955. In Ucraina, il romanzo illustrato da Ponomarenko risulta il primo libro della nota collana “La narrativa del Novecento nel mondo” della Dnipro editore e, oltre a un’ottima traduzione di Viktor Šovkun, include un’ampia postfazione “L’ascesa e la caduta delle sorelle Materassi” dell’accademico Dmytro Nalyvaiko che lo rilegge in chiave antifascista. 

Tra gli altri lavori che hanno avuto riconoscimenti e successo di vendite segnaliamo un interessante adattamento Perela. The Man of Smoke di Peter M. Riccio apparso a New York nel 1936, in anticipo di mezzo secolo rispetto alla traduzione di Nicolas J. Perella e Ruggero Stefanini, risalente al 1992. Negli anni Novanta arrivano in libreria le traduzioni in greco e portoghese dellUomo di fumo. Quanto alla Russia, solo nel 2016 vede la luce la traduzione di Anna Jampol’skaja del Codice di Perelà, accompagnato dalla prefazione di Giuseppe Nicoletti e seguito dal Controdolore e da poesie sparse.

Roma viene pubblicato in catalano, svedese, ungherese e in inglese (USA) pochi anni dopo l’uscita in Italia. Dei Fratelli Cuccoli escono negli anni Sessanta traduzioni in sloveno e in tedesco.

In Germania Il doge può contare su ben quattro traduzioni, ancorché tutte attualmente esaurite. Lo ricaviamo dagli atti del convegno internazionale su Aldo Palazzeschi, diretto da Willi Jung e Gino Tellini, in particolare dal contributo di Birgit Tappert che ci ragguaglia anche su alcune traduzioni in lingua tedesca i cui titoli si allontanano da quelli originali: Am Fenster. Florentiner Veduten um 1900 (Alla finestra. Vedute fiorentine attorno al 1900) (Stampe dell’800); Die Mechanik der Liebe (La meccanica dell’amore), che riunisce racconti tratti da Tutte le novelle e Il buffo integrale; Freudenschrei und Regenschirm (Il grido di gioia e l’ombrello) (Storia di un’amicizia).

In area polacca, spicca l’ottima traduzione del Doge (Doza) ad opera di Anna Cierniakowna, che negli scambi epistolari con l’autore dimostra la sua eccellente conoscenza della letteratura critica sul romanzo.

Più complesso si rivela il reperimento di liriche e prose brevi disseminate tra antologie e periodici di tutto il mondo. Non si può omettere di menzionare almeno la proficua attività di Theodor Däubler rivolta a far conoscere in Germania il primo Palazzeschi poeta e “incendiario”. In Francia non mancano all’appello né i contes surréels (Il gobbo, La veglia, La bomba, Il dono e Il punto nero) scelti da Gianfranco Contini e tradotti da Hélène Breuleux per Italie magique, né le poesie tradotte in versi da Geneviève Burckhardt. In Svezia ritroviamo ancora Karin de Laval con Lumachino, pubblicato sul quotidiano «Svenska Dagbladet». La celebre Fontana malata risulta tradotta in più lingue, tra cui ci piace ricordare la versione in polacco di Jalu Kurek per una piccola e graziosa antologia di poeti futuristi italiani. Il Giappone annovera le poesie selezionate e tradotte da Mitsuo Sato in «Utopia» e Musica proibita apparsa, grazie a Hirohide Takeyama, in Racconti fantastici del Novecento italiano. Per il Brasile, dove i componimenti poetici hanno riscosso particolare successo, rimandiamo agli studi di Égide Guareschi. Infine, in area russa, sono da segnalare la rivista «La letteratura straniera», nonché i volumi collettanei Poesia novecentesca dell’Europa occidentale e La novella italiana del Novecento che ospitano sulle loro pagine opere dello scrittore fiorentino.

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