Inchieste
10 Giugno 2026

Il lungo silenzio: Francesco Mastriani in traduzione inglese

Autore: Idara Crespi

Il lungo silenzio: Francesco Mastriani in traduzione inglese

Tra il 1851 e il 1891, Francesco Mastriani scrisse a Napoli più di duecento volumi di narrativa. Fino al marzo 2026, nessuno di essi era disponibile in inglese. Questo è il paradosso al centro della ricezione inglese della narrativa italiana del XIX secolo: un corpus di opere letto ininterrottamente in lingua originale per quasi due secoli, mai tradotto in inglese. Mastriani ne è l’esempio più lampante, ma non l’unico. La recente pubblicazione, da parte della Espresso Publishing House, una piccola casa editrice con sede a Calgary, della prima edizione in lingua inglese de La cieca di Sorrento (The Blind Woman of Sorrento) richiama l’attenzione su questo lungo silenzio – e sull’impegno, graduale e programmatico, che sarà necessario per colmarlo.

La carriera di Mastriani è insolita anche per gli standard del suo stesso secolo. Tra la sua prima pubblicazione a puntate e la sua morte ha prodotto romanzi a un ritmo che lo ha reso, secondo alcuni, lo scrittore italiano più prolifico del XIX secolo: più di duecento volumi di narrativa, oltre a decine di opere teatrali e di saggi. Le sue opere a puntate sono state pubblicate sui giornali napoletani “L’Omnibus”, “Il Pungolo” e soprattutto su “Roma”, in puntate settimanali raccolte dai lettori e rilegate in modo informale nelle “appendici” vendute insieme alle edizioni in volume. La cieca di Sorrento fu pubblicato a puntate su “L’Omnibus” tra il 1851 e il 1852. R. Tramater ne pubblicò la prima edizione in volume a Napoli nel 1852; Rondinella ne curò una riedizione più accurata nel 1856. L’edizione Rondinella del 1856 è la fonte utilizzata per la nostra traduzione inglese. Tra le opere principali di Mastriani figurano anche I misteri di Napoli (1869-70), Le ombre, La sepolta viva, I vermi, La Medea di Porta Medina e molti romanzi gotici e sociali più brevi – una risposta napoletana, al tempo stesso ambiziosa e del tutto personale, al feuilleton francese cui Eugène Sue aveva dato vita nel decennio precedente.

Questo vuoto nella traduzione è in parte un caso fortuito, legato alla formazione del canone. L’attenzione anglofona alla narrativa italiana del XIX secolo si concentrò su Manzoni e, in seguito, su una cerchia più ristretta di romanzieri – Verga, Fogazzaro, d’Annunzio – selezionati tanto per la loro compatibilità con le preoccupazioni letterarie inglesi quanto per la loro rappresentatività del genere. Il feuilleton napoletano, popolare, debordante e radicato nelle classi sociali popolari, restava al di fuori delle categorie che gli editori anglofoni avevano sviluppato per il romanzo continentale. Quando quelle categorie si allentarono, Mastriani era ormai diventato uno scrittore che i critici italiani potevano sì continuare ad ammirare ma senza avvertire l’esigenza di riproporlo all’attenzione dei lettori.

Ciò che è stato tradotto in lingua inglese nell’ultimo decennio è arrivato in modo un po’ discontinuo. La nuova traduzione dei Promessi sposi (Betrothed, Modern Library, 2022) di Michael F. Moore – che la critica ha giudicato come il primo libro di Manzoni ad aver trovato in inglese un registro adeguato all’originale – è stato di certo l’evento più importante. Nel 2014, Confessions of an Italian (Penguin Classics) della compianta Frederika Randall è stata la prima traduzione in inglese del vasto romanzo risorgimentale di Ippolito Nievo ed ha aperto la strada a un importante narratore dell’Ottocento che per un secolo e mezzo era stato relegato in una posizione marginale nel contesto inglese. Italica Press, una piccola casa editrice newyorkese, ha continuato a pubblicare una serie di classici italiani — più recentemente Convivial Poems di Elena Borelli e James Ackhurst (Poemi conviviali, 2022) e Tamarisks di Piero Garofalo (Myricae, 2024). Pavese, Morante, Vittorini e Tomasi di Lampedusa sono in catalogo presso la NYRB Classics. Questo processo di riscoperta è stato disomogeneo e inevitabilmente concentrato sulle figure canoniche; la maggior parte del romanzo italiano popolare e regionale del XIX secolo è ancora un terreno vergine. Mastriani ricade appunto in questa seconda categoria.

L’edizione dell’Espresso Publishing House è meno una scoperta che una riscoperta. La cieca di Sorrento è accompagnato da un’introduzione che colloca Beatrice Rionero – l’eroina cieca di Mastriani, che sente ciò che gli altri non possono sentire e legge il carattere morale attraverso i suoni – nello stesso momento letterario di Jane Eyre di Charlotte Brontë e di Dorothea di George Eliot, e da una nota del traduttore sulle difficoltà di trasporre in inglese i tre registri di Mastriani. Il romanziere napoletano utilizza contemporaneamente l’italiano letterario, il dialetto napoletano (soprattutto per dar voce ai personaggi delle classi popolari e nelle brevi macchiette, o vignette di personaggi, che punteggiano il libro), e – nei Misteri di Napoli – il gergo dei camorristi, la cui presenza nel romanzo acquista progressivamente un sempre maggior rilievo. La prima difficoltà di fronte a cui si è trovato il traduttore è stata quella di mantenere distinti i tre registri in inglese senza farli collassare in un unico livello linguistico indifferenziato; la seconda risiedeva nella scelta di quali parole dialettali conservare (lazzarone, palazzo, ducato, carlino, Risorgimento) e quali invece rendere con equivalenti inglesi. La terminologia della monetazione, in particolare, è stata mantenuta come tratto storicamente specifico: il carlino e il ducato sono realtà economiche della Napoli borbonica e perdono il loro significato se tradotti in monete inglesi dell’epoca. Il terzo problema di traduzione – e il più difficile – è stato quello di trovare un livello idiomatico inglese in grado di trasmettere la carica emotiva di Mastriani senza farla sembrare né melodrammatica né ingenua. L’edizione mantiene i termini conservati in corsivo e li spiega in un Glossario dei termini principali. Una Nota su Napoli delinea poi la geografia sociale dell’era borbonica che Mastriani presume i suoi lettori già conoscano.

Le altre opere in corso di traduzione ripropongono le stesse problematiche su scala più ampia. Mastriani struttura I misteri di Napoli in tre parti. La Espresso Publishing House pubblicherà la traduzione inglese in tre volumi, a partire dal settembre 2026 con la prima parte, Marta o la Fede (Marta, or Faith) — circa 200.000 parole distribuite su quattro “libri” interconnessi, con un vocabolario della Camorra che occuperà un’ampia sezione dell’apparato di fine volume. Story of a Blackcap (Storia di una capinera, 1871) di Giovanni Verga, in uscita a marzo 2027 con una copertina tratta da La lettura di Silvestro Lega (c. 1866–67), presenta un problema completamente diverso: non tre registri ma uno solo, la voce epistolare di una giovane donna siciliana costretta alla vita conventuale contro la sua volontà, la cui redazione risale a più di un decennio prima della fase verista dell’autore.

Oltre alla collana italiana, la casa editrice Espresso gestisce programmi paralleli in francese, spagnolo, tedesco e russo, ciascuno affidato a uno specifico traduttore: Clémence Aubert (Pierre Loti e, di prossima pubblicazione, Prosper Mérimée), Inés Bou (Pedro Antonio de Alarcón ed Emilia Pardo Bazán), Renata Lenz (una raccolta di Paul Heyse) e Mira Sorokina (Alexander Kuprin). Le copertine sono tratte da dipinti d’epoca e ogni edizione appare sia in formato Kindle sia in brossura con apparato parallelo.

È troppo presto per dire se la collana riuscirà a portare avanti questo lavoro nel prossimo decennio; i cataloghi di questo tipo impiegano molti anni per cominciare a dare i loro frutti. Il territorio privilegiato, però, è ben chiaro. Il romanzo europeo del XIX secolo era, all’epoca, una forma più ampia e variegata di quanto la sua ricezione anglofona abbia tendenzialmente ricordato: popolare, pletorico, a puntate, urbano, radicato nelle classi sociali, scritto in fretta per lettori che lo compravano in edicola e lo mettevano da parte la settimana dopo. Il feuilleton napoletano è l’esempio italiano più puro di questa forma, e il gergo camorristico de I misteri di Napoli ne costituisce l’archivio. Tradurre Mastriani in inglese non significa, perciò, solo aggiungere uno scrittore mancante allo scaffale delle traduzioni in inglese; è una ricalibrazione di come appare il XIX secolo quando letto in traduzione – un invito a ricordare che la forma che i lettori inglesi conoscono meglio, il romanzo canonico della grande tradizione, è sempre stata solo un aspetto di una pratica continentale molto più ampia. Mastriani è uno scrittore la cui lunga assenza ha limitato la sua risonanza. Non è l’unico. Il recupero, distribuito tra Modern Library, Penguin Classics, Italica Press, NYRB Classics e varie case editrici minori – tra cui la Espresso Publishing House – non colmerà rapidamente questo vuoto. Ma lo sta rendendo visibile, e questo, un libro alla volta, potrebbe essere il risultato silenzioso del recupero in corso.

 

Idara Crespi è editrice della Espresso Publishing House e traduttrice dei romanzi di Francesco Mastriani La cieca di Sorrento e I misteri di Napoli. Vive a Calgary.

 

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