Inchieste
6 Agosto 2026

Ricezione e traduzione delle opere di Antonella Anedda in Brasile

Autore: Patricia Peterle, Universidade Federal de Santa Catarina

Ricezione e traduzione delle opere di Antonella Anedda in Brasile

È da ormai più di trent’anni che il nome di Antonella Anedda circola in Brasile. Basta fare una ricerca del suo nome in un motore di ricerca perché emergano notizie sulla sua poesia, interviste e traduzioni. Questi movimenti confluiscono, alla fine del 2025, nel primo volume brasiliano, Notti di pace occidentale, progetto portato avanti dalla casa editrice 7Letras, di Rio de Janeiro, che ha già in programma un’altra sua traduzione.

Ci si potrebbe allora porre una prima domanda: come mai il nome di Anedda circola da tanto tempo ma solo molto dopo arriva un suo libro tradotto? La risposta non è semplice e non può essere ricondotta ad un’unica motivazione. Il campo della ricezione e della circolazione di un autore è già di per sé una dimensione complessa, e questa complessità assume ulteriori stratificazioni quando si parla, appunto, di un libro tradotto e, senza dubbio, quando si tratta di letteratura contemporanea. Se pensiamo invece ai classici, pur senza dimenticare le difficoltà che possono esserci anche qui, essi dispongono di canali diversi che ne favoriscono la diffusione.

Quali sono stati allora i canali in cui la poesia di Anedda ha circolato finora in Brasile in questi ultimi trent’anni? Ricostruire questo percorso non è un compito facile perché le informazioni sono appunto disperse. Mettere insieme tutte queste tessere significa tornare fino alla metà degli anni Novanta. In effetti, è nel numero 6 della prestigiosa rivista Poesia Sempre della Biblioteca Nacional di Rio de Janeiro, pubblicato nel 1995, che compare un’intera sezione dedicata alla “Poesia Italiana Recente”, la cui selezione è a cura di Gianluca Manzi. Queste pagine sono davvero un piccolo scrigno per quanto riguarda la circolazione della poesia italiana contemporanea, raccogliendo la voce di dodici poeti, tra i quali l’unica donna è appunto Antonella Anedda. Gli altri poeti scelti sono: Edoardo Albinati, Fabio Pusterla, Ferruccio Benzoni, Francesco Scarabicchi, Franco Loi, Giampiero Neri, il curatore e traduttore Gianluca Manzi, Gianni D’Elia, Maurizio Guercini, Valerio Magrelli. Va ricordato che Manzi firma la nota introduttiva di Residenze invernali (1989), che esce presso la Stamperia Bulla, con litografie di Ruggero Savinio. Sono tre le poesie di Antonella Anedda che escono su Poesia Sempre tradotte da Marina Colasanti, poeta brasiliana che a sua volta è stata appena pubblicata in Italia (2026), nella traduzione di Mia Leconte.

Nel corso degli ultimi trent’anni, alcuni di questi dodici nomi incontreranno un terreno più o meno fertile dall’altro lato dell’oceano. Anedda, Pusterla, Neri e D’Elia figureranno nell’antologia Vozes: cinco décadas de poesia italiana (2017), insieme ad altri 29 poeti, volume che offre al lettore brasiliano una breve presentazione accompagnata da un’intervista e da testi dedicati ad ognuno di essi. Inoltre, tra il 2018 e il 2019, Fabio Pusterla e Valerio Magrelli hanno visto tradotti i propri libri e hanno partecipato a importanti eventi della scena culturale brasiliana. Un aspetto non secondario è il fatto che spesso queste traduzioni prendono avvio grazie a dei lavori anche di ricerca fatti nell’ambito dell’italianistica brasiliana e poi arrivano al mercato editoriale attraverso case editrici indipendenti. Se l’edizione di Pusterla è stata curata dalla poeta e professoressa Prisca Agustoni, quella di Magrelli è stata curata dalla poeta e professoressa Patricia Peterle e dalla professoressa Lucia Wataghin: un circuito che si ripeterà per altri autori e per altre letterature, soprattutto se si pensa alla poesia.

L’intervista di Vera Lúcia de Oliveira, poeta e professoressa all’Università degli Studi di Perugia, poi pubblicata sulla Rivista Insieme, n. 8., nel 2001, che circolava soprattutto a São Paulo, è un’altra tappa importante per la diffusione di Anedda, in cui si parla del suo percorso nella poesia, da Residenze invernali al volume che poi viene tradotto in portoghese, Notti di pace occidentale. È la stessa Anedda in una delle risposte a definire la poesia come «un fare molto precario» e in un’altra ad avvertire l’importanza «a non essere generici», proprio perché c’è di mezzo «la cosa terrena, un dono e un lavoro».

Tra il 2017 e il 2020, due riviste in rete, una a Belém do Pará e l’altra di Curitiba (nord e sud di un paese continentale come il Brasile), pubblicano delle poesie tradotte di Anedda. Sulla bella rivista Polichinello, pubblicata a Belém do Pará, lo scrittore e editore Nilson Oliveira presenta la poesia ancora inedita in Italia «Plenum exiliis mare…» – ripresa dall’antologia Vozes, che poi verrà inserita nella raccolta einaudiana Historiae (2018). Oliveira la definisce «una poesia incredibile, pungente e intensiva». E in Escamandro, rivista pubblicata a Curitiba e diretta dal poeta e professore Guilherme Gontijo Flores, Prisca Agustoni traduce tre poesie accompagnate da una breve nota. È così che pian piano questi testi trovano i loro lettori.

A dicembre del 2025 Anedda ha compiuto 70 anni, festeggiati con l’edizione francese del suo ultimo libro Historiae, nella traduzione di Marie Fabre e Sylvie Fabre G., per la casa editrice Ancrages, con la riedizione del bellissimo volume La vita dei dettagli, per Electa, a cura di Andrea Cortellessa, con il convegno “‘Essere attenti al mondo’. Antonella Anedda e la vita dei dettagli”, svoltosi all’Università della Svizzera Italiana, e, infine, con la prima traduzione brasiliana di una sua opera, Noites de paz ocidental, per la casa editrice 7Letras, il cui catalogo ha al suo attivo nomi quali Andrea Zanzotto, Eugenio De Signoribus, Enrico Testa, Antonia Pozzi tra gli altri.

Nonostante siano passati alcuni decenni, Notti di pace occidentale, pubblicato nel lontano 1999 da Donzelli, che chiudeva un secolo tremendo e guardava già a quello che stava arrivando, parla ancora oggi alla nostra contemporaneità, attraversata da tutte le guerre in corso. Inoltre, i versi di Anedda non offrono nessuna fiducia nel futuro, ma mettono in evidenza i vari toni delle tenebre che chiudono e avanzano verso il nuovo secolo, cioè quello nostro.

L’osservare nel suo laboratorio poetico diviene un gesto più che mai etico. Una percezione che attraversa lo spazio del corpo, fissa dei frammenti, dei dettagli, che poi, nel loro insieme, ci dicono qualcosa su questi interstizi vitali. Luce e buio («Vedo dal buio / come dal più radioso dei balconi»), già presenti in altre raccolte e saggi tornano ancora una volta in queste pagine. Tutto il libro è costruito sotto il segno di una «terra lentissima / promessa», che penetra nella catastrofe umana e in quella della Storia. Una domanda che riecheggia nella lettura è: come parlare allora della catastrofe, del disastro, dell’umano-non-umano? Una risposta possibile è quella appunto di mettersi all’ascolto: «volevo una lingua anonima / – la mia – / che parlasse di molte morti anonime», «una lingua capace di dire ciò che urge»; e ancora, «chiamo lingua questo destino della forma». Mettersi dunque a disposizione e all’ascolto diventa centrale nella sua scrittura, di fronte ad un paesaggio offeso, per ricordare alcuni dei suoi poeti amati, da Andrea Zanzotto a Paul Celan, ma anche Fortini e Primo Levi. Come sottolinea Andrea Cortellessa nella postfazione all’edizione brasiliana, «non ci si presenta in alcun modo indenne, chi ci parla dal fondo delle ultime notti del Novecento. Non vive certo in modo pacificato e soddisfatto, il suo stare al riparo, chi vive questi ultimi scampoli di pace occidentale».

La traduzione di questo libro, la prima in Brasile di Antonella Anedda, è anche un gesto politico e etico, ma è soprattutto una sfida nei nostri tempi. Andrea Santurbano ed io abbiamo sentito l’urgenza di far ascoltare questi versi in portoghese e farli circolare.  La traduzione, a sua volta, è anch’essa un gesto di ascolto e di osservazione attenta; è una terza via, un disegno altro la cui origine ha a che fare con passaggi e soste. Punto di articolazione, di scontro, di contagio, necessario alla sua stessa formazione ed esistenza. Tradurre, in altre parole, significa riuscire a vedere l’altro e tessere qualcosa attraverso la differenza; significa, in definitiva, creare legami e favorire incontri talvolta impossibili. In questo senso, non c’è alcun dubbio che la traduzione abiti uno spazio di eticità e si configuri come una pratica relazionale. Ma è soprattutto una costruzione e un evento che avvengono attraverso il linguaggio, per mezzo delle lingue coinvolte ed esposte in questo complesso processo, la cui realizzazione si articola nella tensione tra spogliamento e accoglienza.

È stato forse anche un sentimento di resistenza nei confronti del mondo non-umano a spingerci a cimentarci nella traduzione di questo libro pubblicato 27 anni fa, quando il mondo era un altro, nonostante lo scenario di guerre. Il verso delicato e lacerante di Anedda è un urlo che ora attraversa l’Atlantico. Notti di pace occidentale fa eco e porta con sé la rete dei fili che sin dal 1995 si costruisce pian piano in Brasile attorno al suo nome; ed è un libro la cui lettura è più che necessaria in questo drammatico 2026.

 

Ricezione e traduzione delle opere di Antonella Anedda in Brasile
treccani

Registrati al portale Treccani

Per essere sempre aggiornato sulle novità di newitalianbooks