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Tozzi in altre lingue

Autore: Ilaria de Seta, KU Leuven

Tozzi in altre lingue

Tozzi è un autore difficile che va letto da cima a fondo, come una sfida. I suoi romanzi, le sue prose, i suoi saggi non sono una lettura di svago, non si leggono per distrarsi ma per capire e approfondire. La sua è una visione del mondo spietata e a tratti disperata, ma anche molto viva e altamente poetica. Le sue descrizioni hanno una capacità rappresentativa tipica dell’arte figurativa; il suo linguaggio è uno scavo con lo scalpello, un lavoro artigianale paragonato (dal suo sodale Borgese) a quello di un fabbro, aggiungerei per sottrazione e non per addizione. Ci rivela mondi, profonde verità, spesso dolorose ma capaci di toccare l’anima. Dal racconto del primo amore al rapporto tormentato con un padre padrone e una madre succube e sofferente, alla difficile relazione con i propri pari, le trame di Tozzi sono sempre minime, tratteggiano tipi umani e rapporti essenziali, con uno spessore che buca la pagina e pervade l’immaginazione del lettore. Oltre ai prototipi, padre-madre-figlio-fidanzata, vi sono comparse in cui di volta in volta un dettaglio – gli occhi, la bocca, il naso, la fronte o perfino le orecchie – è ingigantito, deformato e stravolge il volto attraverso una sineddoche espressionista. Il paesaggio, naturale e urbano, è, come i suoi personaggi, fortemente espressionistico, cioè alcuni elementi sono evidenziati e deformati attraverso una lente che è quella di una grande sensibilità artistica ed emotiva arricchita dalle letture di filosofia, psichiatria e psicologia, discipline che si modificavano e crescevano ai suoi tempi, e dalle arti figurative sulle quali ha dato anche alcuni contributi critici. Le sue opere sono ambientate nei luoghi in cui ha vissuto e perciò innanzitutto nella provincia senese, a Siena, a Firenze e a Roma. Per questo motivo, a torto, è stato a lungo considerato un autore provinciale. Ma la produzione letteraria di Tozzi ha un respiro europeo. Se la dimostrazione più esplicita del suo esterofilismo consiste forse nelle sue traduzioni dal francese (di opere di Henry Frichet e Victor Hugo), da buon autodidatta al pari – e forse più – di Svevo e Montale – la sua formazione fu nutrita di molti influssi dai campi più vari della cultura umanistica recente, con letture delle opere di autori di una generazione precedente alla sua o suoi contemporanei, quali Ibsen, Strindberg, Maeterlinck, Nietzsche, James, Ribot, Kafka, Joyce, Woolf, Hardy, Roth.

La produzione letteraria di Tozzi ha a sua volta viaggiato, principalmente in Europa, post-mortem. La mappatura più consistente delle traduzioni delle opere di Tozzi è stata fatta da Riccardo Castellana con la collaborazione di Paola Salatto e Antonello Sarro, Federigo Tozzi. Bibliografia delle opere e della critica, Bibliografia e informazione, Firenze, 2008. Da questo e dal mio più recente censimento emerge che fino al 2007 sono state fatte circa 50 traduzioni in 13 lingue europee: francese, inglese, tedesco, olandese, spagnolo, svedese, portoghese, ungherese, romeno, catalano, slovacco, ceco, serbo. Fino a quell’anno il numero più consistente di traduzioni è verso il francese (9), seguono con 8 in inglese, 5 in rumeno, 4 in olandese, 3 in spagnolo e svedese, 2 in portoghese, 1 in ungherese, catalano, slovacco, ceco e serbo. L’opera più tradotta è il romanzo Con gli occhi chiusi, 10 traduzioni; segue il romanzo Tre croci con 9 traduzioni, poi Il podere con 8; le prose Bestie sono state tradotte 5 volte; Ricordi di un impiegato 2 volte; 1 la traduzione degli Egoisti (ma oggi ce n’è un’altra) e dell’Incalco.

Se non stupisce che l’opera più tradotta in assoluto sia il romanzo Con gli occhi chiusi che ha avuto il maggior successo di pubblico anche in Italia e che la lingua verso cui sono state fatte più traduzioni sia il francese (la cultura francese ha una sensibilità prossima a quella italiana e in epoca contemporanea ne ha spesso colto ed esaltato i frutti migliori), neanche deve stupire che la prima traduzione di un’opera di Tozzi, risalente al 1921 (anno successivo alla scomparsa prematura dell’autore) sia di Tre croci (che Borgese aveva salutato come capolavoro) in inglese. Proseguendo in ordine cronologico: nel 1926 abbiamo la traduzione della stessa opera in svedese; poi nel 1935 ancora di Tre Croci ma anche de Il podere in ungherese e ancora Tre croci in spagnolo nel 1942 e Il podere in portoghese nel 1944. Giunti nel dopoguerra, negli anni Cinquanta, abbiamo solo Tre croci e Il podere in serbo nel 1956. Nel 1961 Il podere in portoghese e I ricordi di un impiegato tradotto in assoluto per la prima volta in una lingua straniera, l’inglese, nel 1964. Stupisce che solo nel 1971 viene tradotto (per la prima volta) Con gli occhi chiusi, una traduzione verso il ceco. Nel 1975 viene tradotto Tre croci in rumeno. Sono le uniche traduzione di Tozzi durante tutto l’arco degli anni Settanta. Numerose sono invece le traduzioni delle opere di Tozzi nel corso degli anni Ottanta: a) Con gli occhi chiusi in slovacco insieme a Tre croci e Il podere nel 1980, in francese del 1986, insieme ai Ricordi di un impegato in tedesco nel 1988, in rumeno nel 1989 e in inglese del 1989; b) Il podere in slovacco nel 1980, in rumeno nel 1989, in francese nel 1989; c)  Bestie (per la prima volta in traduzione) verso il tedesco solo nel 1983 e di nuovo nel 1988, poi in francese nel 1988; d) Ricordi di un impiegato in tedesco nel 1988; e) Gli egoisti in rumeno nel 1989. Negli anni Novanta continuano numerose le traduzioni di 1) Con gli occhi chiusi: in inglese nel 1990, in francese del 1993, in olandese nel 1994, in spagnolo nel 98; 2) Tre croci: in portoghese nel 1990 e nel 1994 in francese 3) Il Podere e Una sera presso il Tevere in rumeno nel 1991; 4) Bestie in olandese del 1993 e nel 1994 5) L’inclaco in inglese nel 1995. Infine negli anni Duemila (e fino al 2007): una traduzione americana di novelle a soggetto amoroso nel 2001 e, nello stesso anno, Bestie in catalano, Gli orologi in inglese e Tre croci in spagnolo. Del 2002 è Giovani in francese.

Dal 2007 (dopo lo spoglio di Castellana cit.) a oggi, per quanto sia stato possibile sapere: nel 2008 la raccolta di racconti L’amore in ungherese; nel 2010 è stato tradotto in croato Tre croci e nel 2011 nella stessa lingua Il podere; nel 2012 Bestie, nel 2016 Con gli occhi chiusi, nel 2019 Cose e persone e nel 2020 Gli egoisti sono stati tradotti in francese; nel 2015 è apparsa una riedizione della prima (in assoluto) traduzione di Tozzi, risalente al 1921, Tre croci in inglese. Negli ultimi anni, a dimostrazione di una espansione di interesse nei confronti dell’autore senese, ormai parte del canone nel posto di rilievo che gli è dovuto, ovvero accanto a Pirandello e Svevo, sono uscite alcune traduzioni in lingue extraeuropee: nel 2015 le novelle Elia e Vanina e La stessa donna (dalla raccolta L’amore) in arabo; in uscita, nella primavera 2021, la traduzione in cinese di Con gli occhi chiusi, con un’appendice di lettere scelte da Novale.

Le traduzioni dipendono dalla cultura del paese della lingua di arrivo ma prima ancora dalla fortuna in patria nel momento in cui l’opera viene tradotta – a partire dalle nuove edizioni che comportano una certa visibilità nella stampa, attraverso le recensioni. Un ruolo importante, successivamente, lo gioca la ricezione di pubblico e critica nel paese di arrivo della traduzione che può generare una catena, proprio come qullea degli immigrati (uno tira l’altro). Sarebbe molto interessante verificare in che modo i titoli delle opere vengono tradotti ma per questo ci vorrebbe un comparatista linguista poliglotta. Altro punto da considerare è quanto i traduttori siano ‘traduttori di’ un certo autore o traduttori che traducono anche il tale autore; e in ogni caso quali altri autori coevi traducono. Nel caso di Tozzi si tratta di traduttori di autori italiani di massimo rilievo e, come il senese, considerati per un pubblico di lettori colti e forti. Per fare un esempio, il più assiduo traduttore di Tozzi contemporaneo verso il francesce, Philippe De Meo, ha tradotto, tra gli altri: Gadda, Savinio, Montale, Caproni, Zanzotto, Pasolini, Manganelli, Bonaviri. Essenziale, in ogni caso, esplicitare l’identità dei traduttori. Per una questione di spazio e di coerenza si menzionano qui i soli traduttori dal 2007 (dopo la pubblicazione di Castellana, cit. che dà conto dei dati bibliografici precenti), ovvero: per l’ungherese Adrienn Borsics, per il croato Mina Dordevic, per il francese Philippe Di Meo e Alessandro Benucci, per l’arabo Wafaa Raouf e per il cinese PeiPei Xie.

 

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