Intervista a Daniele Di Gennaro, fondatore e editore della casa editrice minimum fax
Autore: Laura Pugno
Come racconteresti l’identità della casa editrice minimum fax ai lettori e alle lettrici di newitalianbooks all’estero? Quali sono le sue caratteristiche e i suoi punti di forza? Quali scommesse, letterarie e non, hanno funzionato meglio in Italia ed eventualmente in altri Paesi e a vostro avviso, perché?
minimum fax nasce nel 1994 con dei libri della collana filigrana legati alla teoria della scrittura. Le testimonianze e le interviste d’autore con gli scrittori sul loro mestiere ci hanno sempre accompagnato da allora, anche nelle altre collane che seguono altre arti come musica e cinema. Le ragioni personali degli autori ci interessano perché aggiungono una narrazione ulteriore che descrive i moventi sociali e psicologici che generano la loro immaginazione e quindi la loro arte.
La collana sotterranei ha proseguito questo percorso seguendo nella sua ricerca di letteratura straniera prevalentemente angloamericana degli innovatori che hanno lasciato un segno forte nel secondo Novecento. La ritraduzione dell’opera omnia di Raymond Carver, e i libri di Willam T. Vollmann, Aimee Bender, Nick Pizzolatto, Chris Offutt, Rick Moody, Colson Whitehead, Jonathan Lethem, Aimee Bender, Shelley Jackson, o delle prime traduzioni fuori dagli USA di David Foster Wallace hanno generato una comunità di lettori attenta e fedele.
Dai figli ai padri: minimum classics propone segmenti editoriali delle opere di John Barth, Bernard Malamud, Richard Yates, Flannery O’ Connor, e quindi di Annie Proulx, Francis Scott Fitzgerald, come di Giovanni Arpino, Luciano Bianciardi, Cesare Garboli, Nadia Fusini, Grazia Cherchi, che hanno generato grande attenzione nei lettori come negli stessi scrittori, che hanno riconosciuto nei confronti di questi autori e autrici un grande debito intellettuale.
Nel percorso della collana di narrativa italiana nichel le scoperte di voci importanti come quelle di Valeria Parrella, Nicola Lagioia, Paolo Cognetti, Giorgio Vasta, Giordano Meacci, Fabio Stassi, Carola Susani, Tommaso Giartosio, Veronica Galletta, fino al premio Campiello 2020 di Remo Rapino, in una ricerca che tenesse in alta considerazione la cura della lingua all’aspetto emotivo della stessa scrittura.
Il percorso di libri d’inchiesta della collana indi, fatta di saggi e reportage narrativi d’impegno civile abbiamo espresso un’idea di mondo e uno sguardo critico sulla contemporaneità. Fra i tanti, nei libri di Tomaso Montanari, Raffaele Alberto Ventura, Stefano Liberti, Angela Davis, Gianni Minà, Gianni Mura, Antonio Talia, Mark Fisher, Corrado De Rosa, Sarah Jaffe, Sofia Torre, Giusi Palomba, Luigi Manconi, Francisco Cantù, dei premi Pulitzer per il giornalismo, si capisce chiaramente l’idea progressista del nostro gruppo di ragionamento.
Le stesse collane di musica, cinema, televisione (SuperTele) , di graphic novel (Cosmica) esprimiamo questa ricerca di narrazioni e scritture capaci di decodificare la trasformazione dei linguaggi in atto: un processo innescato da un sentimento sociale (quello che Raffaele La Capria chiamava il “senso comune”) secondo il quale si rifiuta di subire passivamente un canone preesistente, e quindi si forza una lingua per crearne un’altra. Una sorta di moto liberatorio sentito come tale sia dagli autori che dai lettori.
Più che “funzionare” una casa editrice riempie di senso la propria ricerca e le proposte editoriali costruendo un continuo rapporto di ascolto, scambio, apprendimento alimentando di continuo rapporti umani con persone che ne sanno più di noi su qualche autore, argomento, realtà. Di fatto il nostro lavoro è fatto di un enorme attività relazionale dove l’accoglienza di stimoli dall’esterno, dai lettori, dai traduttori, dagli scrittori, dai librai, rende preziose le nostre giornate. Un editore che si presenti come omnisciente di fatto è un truffatore. Questo atteggiamento di apertura potrebbe essere davvero un elemento che genera la forza di un marchio editoriale.
Le scommesse letterarie: su più milletrecento titoli non si può costruire una risposta sintetica. Ogni libro è di per sé un atto di fede nelle possibili relazioni virtuose che un libro che noi sentiamo essere un bel libro può generare.
Pescando nel mucchio: aver creduto per primi nella traduzione di David Foster Wallace, oppure in William Volmann (che è arrivato grazie all’avvento del mio socio Luca Briasco in casa editrice), o nella narrazione meticcia di Remo Rapino sono scommesse che avremmo sostenuto comunque. L’esito “di successo” per noi sta sempre a metà fra l’incontro con più lettori possibili e il forte significato che hanno certi autori nel nostro catalogo, per loro stessi e nella relazione con gli altri (David Foster Wallace e William T. Vollmann insieme, nello stesso catalogo editoriale, significano molto per noi, e dicono qualcosa del nostro lavoro che va oltre le loro opere).