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Per parlarci di se stesso Aldo Rossi ha raccolto, «in discreto disordine», ricordi di luoghi e cose abbandonate, frammenti di oggetti, forme, luci, gesti, sguardi, emergenze di letture, citazioni di testi e autori amati. Questa «autobiografia dei progetti che si confonde con la storia personale» svela ciò che sta alle spalle di un’originale teoria dell’architettura: la poetica di un grande autore, il percorso della sua educazione formale, che procede dall’osservazione delle cose alla memoria delle cose. Ritornano, sospinti da un pensiero analogico e meditante, ostinato e ripetitivo, i concetti fondamentali intorno a cui si è sviluppata la ricerca di Aldo Rossi – lo spazio, il tempo, l’energia, la naturalezza, la morte – e, come un’ossessione, i motivi che, quasi moduli elementari, ricorrono a contrassegnare le sue diverse opere: il mercato, il teatro, la villa, la torre, il silos, il timpano, la banderuola… Questo prezioso diario lungo dieci anni apre squarci biografici e poetici in un particolare percorso di evoluzione artistica e dà all’esposizione della teoria architettonica, nella sua genesi, il fascino e la bellezza di un racconto.


Aldo Rossi (1931-1997) ha insegnato nelle Università di Milano, Zurigo, Venezia, Yale, Harvard e Cranbrook. Ha progettato e realizzato importanti opere in Italia, Europa, Giappone e Stati Uniti. Tra i più importanti riconoscimenti ottenuti: il Pritzker Architecture Prize nel 1990, l’Aia Honor Award nel 1991, il Jefferson Memorial Award nel 1992, la nomina a membro onorario dell’American Academy of Arts and Letters nel 1996 e il Premio speciale cultura per il settore «Architettura e design».

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