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Grazia Deledda in altre lingue

Autore: Serena Baumann

07/06/2022

Grazia Deledda in altre lingue

Le opere di Grazia Deledda (Nuoro, 1971 – Roma, 1936), l’unica scrittrice italiana premiata dal Nobel per la letteratura (1926), hanno conosciuto all’estero un successo a fasi alterne. Gli anni che precedono e seguono l’assegnazione del premio sono quelli in cui le edizioni straniere sono più numerose. Se l’attenzione successivamente diminuisce in questi ultimi tempi si è assistito, in diversi Paesi, ad un risveglio di interesse. I suoi titoli più tradotti sono: Anime oneste (1895), Elias Portolu (1900/1903), Cenere (1904), Canne al vento (1913), La madre (1920) e Cosima (pubblicato postumo nel 1937).

Fra le nazioni europee è stata la Francia la prima a proporre traduzioni delle opere dell’autrice sarda a partire dal 1899, in cui viene pubblicato il romanzo Anime oneste (1895) con il titolo Âmes honnêtes (Librairie A. Cote-A. Effantin) a cura di Fanny Rivière. A questa prima edizione francese ne seguono altre, come Elias Portolu (1900/1903) nel 1903 (C. Lévy), e Cendres (Cenere) (éd. C. Lévy), nel 1905, entrambe ad opera di Georges Hérelle, noto per aver introdotto in Francia le opere di Gabriele d’Annunzio. 

Negli stessi anni l’interesse per la Deledda è vivace anche in Spagna, dove alcuni titoli escono quasi in contemporanea con l’edizione italiana, come nel caso di Nostalgie (Nostalgia, 1905) pubblicato nel medesimo anno; Cenizas (Cenere) nel 1906; Los Humildes (Anime oneste) nel 1907; Entre la fé y el amor (Sino al confine) e Después del divorcio (Dopo il divorzio) nel 1914; Elias Portolu (1920. Dopo l’assegnazione del Premio Nobel, nel 1928, esce Mariana Sirca (Marianna Sirca). Tra 1928 e 1944, le traduzioni cessano per poi riprendere nel ventennio seguente, in cui escono numerose nuove edizioni, tra cui quella delle Obras escogidas dell’editore Aguilar (1955) in due volumi. Nel 1983 la traduttrice Maria Teresa Navarro propone una nuova traduzione del romanzo Cosima, pubblicata da Espasa Calpe e poi riedita nel 2007 da Nórdica Libros. 

L’inizio del nuovo millennio segna un risveglio d’attenzione, particolarmente evidente in Francia. Spicca, in particolare, l’impegno della giovane casa editrice Cambourakis, nata nel 2006, che presenta diversi titoli dell’autrice sarda. Presso questo editore sono usciti Le Pays sous le vent (Il paese del vento, 1931) e Braises (Cenere) nel 2018 nella traduzione di Fabienne Andrea Costa e Chiara Monti. Elias Portolu viene ripubblicato nel 2019, nella traduzione del 1997 di Léa Fazer; nel medesimo anno esce la traduzione de La madre (1920) (Dans l’ombre, la mère) ad opera di Fabienne Andrea Costa e Myriam Chyens-Condé. Le pubblicazioni deleddiane più recenti della casa editrice sono La Lierre sur l’arbre mort, 2020 (L’edera, 1908) e Cosima (2021), quest’ultimo tradotto per la prima volta in francese da da Jeanne Macocco.

Anche in area inglese si possono distinguere due diverse fasi: la prima tra 1905 e 1928; la seconda, in anni più recenti, tra 1985 e 2006. Agli anni che separano queste due stagioni risalgono invece delle edizioni in italiano corredate di glossari e note esplicative in inglese (Marianna Sirca, nel 1940, Canne al Vento, nel 1964, Il Vecchio della montagna, nel 1931 e Il Muflone, nel 1947). 

Le più recenti traduzioni di opere deleddiane in inglese sono state realizzate da tre specialisti statunitensi, che hanno dedicato all’opera della Deledda anche un’importante attività di studio e di insegnamento: Martha King (Gonzaga University), Jan Kozma (University of Pennsylvania) e E. Ann Matter (University of Kansas). La prima traduzione, Cosima, ad opera di Martha King, esce nel 1988 presso la casa editrice Italica Press, e viene poi riedita nel 2009. Sempre alla stessa traduttrice si devono le traduzioni di Elias Portolu nel 1992, Chiaroscuro (1912) (Chiaroscuro and Other Stories) nel 1994, e Canne al vento (1913) (Reeds in the Wind) nel 1999. The Church of Solitude (La chiesa della solitudine, 1956) invece viene tradotta nel 2002 da E. Ann Matter, mentre le traduzioni di Cenere (Ashes), pubblicato nel 2004, e Marianna Sirca del 2006, si devono a Jan Kozma. A parte va segnalato il caso della traduzione de La madre in lingua irlandese, ad opera di Maire Nic Mhaolàin con il titolo An Mhàthair, nel 1985, presso la casa editrice Coiscéim. 

La prima traduzione tedesca di un’opera deleddiana viene pubblicata nel 1903 presso la casa editrice Reclam. Si tratta di una raccolta di novelle intitolata Versuchungen und andere Novellen (Le tentazioni, 1903) ad opera della traduttrice Emma Müller-Röder. Nel 1951, l’editore Manesse pubblica Schilf im Wind (Canne al vento), nella traduzione di Bruno Goetz (poi riproposta nel 2021 con un nuovo commento nel 2021, in occasione del centocinquantesimo anniversario della nascita della scrittrice). Verso la fine degli anni Ottanta iniziano a essere pubblicate alcune nuove traduzioni di opere deleddiane, come Canne al vento (Schweres Blut) nel 1987, ad opera di Dorothea Radke, presso la casa editrice Greno. Pochi anni dopo seguono Cosima (1991) di Birgit Klarner presso la casa editrice Ullstein, La madre (1994) e La via del male (1996) entrambe a cura di Hans-Norbert Hubrich presso la casa editrice Arche.

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