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Gli Scritti di San Francesco in altre lingue

Autore: Brigitte Poitrenaud-Lamesi, Università di Caen Normandia

Gli Scritti di San Francesco in altre lingue

Identificazione di un autore
San Francesco d’Assisi
(1181/82-1226) non è stricto sensu uno scrittore e la sua fama, ormai mondiale, oltrepassa l’ambito confessionale. È legata alla personalità stessa dell’uomo e alla figura del santo. La storiografia degli studi francescani coinvolge storia e agiografia. Non sono solo i suoi Scritti a comporre il testamento morale, spirituale e intellettuale del frate minore, ispiratore dell’Ordine francescano ma anche il ricordo delle sue gesta che fungono da modelli per un nuovo approccio umile ed empatico al mondo e a tutte le creature.

Perché e come tradurre Francesco?
Gli Scritti di Francesco spesso sono stati “dettati” dal Poverello e poi copiati, trascritti e divulgati fuori d’Italia, con inevitabili varianti, dai compagni del frate. La prima compilazione degli Scritti di Francesco risale alla metà del Duecento (Codice 338), un periodo d’intenso impegno nella raccolta di materiale informativo. Emblematico di tale diffusione del pensiero di Francesco è stato il contributo di frate Leone, compagno ma anche scrivano e segretario del Poverello. La storia delle traduzioni francescane ripropone nel complesso lo stesso percorso che ha seguito la storia dell’edizione dei testi in Italia e altrove: si deve all’irlandese Lukas Wadding l’edizione del 1623, prima valorizzazione testuale dei cosiddetti Opuscula. Le più che trecento traduzioni degli Scritti, oggi rintracciabili per il mondo in trentadue lingue, costituiscono un fenomeno editoriale eccezionale, in particolare per un autore del Medioevo.

Chi sono i traduttori?
Attivissimi sono stati i frati minori (tramite le case editrici francescane) con un intento di proselitismo e perché l’atto di traduzione è sempre stata una vocazione storica del minoritismo. Ma non esclusivamente, perché i testi del santo interessano anche gli studiosi del cristianesimo e i letterati laici e quindi case editrici più generaliste. I testi del Poverello sono stati tradotti prevalentemente nei paesi di forte cultura cattolica ma non soltanto: il carattere polisemico del suo messaggio ha destato, e suscita ancora, l’interesse di studiosi di filologia, di filosofia o d’antropologia in tutto il mondo e in particolare nei paesi anglossassoni.

La questione del corpus.
Si traducono scritti di Francesco e insieme scritti su Francesco a volte accompagnati da biografie famose (Celano e Bonaventura) o ancora dai testi di Chiara d’Assisi, d’Antonio di Padova e di Iacopone da Todi. Fra i titoli più pubblicati e tradotti primeggiano il Cantico, tra i primi componimenti poetici in lingua volgare, le Regole soprattutto in ambito minoritico e qualche altro testo “prediletto” come l’Audite poverelle ritrovato nel 1978.
I curatori aggiungono spesso anche la traduzione dei Fioretti. Ricostruire la storia della traduzione significa confrontarsi con la questione la delimitazione del corpus e con quella della tipologia degli scritti. Le traduzioni si fondano sulle edizioni critiche più autorevoli che hanno consacrato trenta scritti autentici di Francesco: quelle di K. Esser (Die Opuscula des hl. Franziskus von Assisi, 1976 e 1986 con versione italiana), e soprattutto di C. Paolazzi (Scripta, 2009). I testi accertati sono le Regole ed Esortazioni, le Lettere fra cui testi testamentari, le Preghiere e Lodi fra cui il Cantico di frate sole.

Fioritura di traduzioni
I testi sono stati composti in latino o in volgare umbro quindi le prime traduzioni in assoluto sono quelle italiane del 1781 e 1782 (Opuscoli di S.Francesco d’Assisi: Recati in volgare con alcune annotazioni), la più recente e completa risale al 2003 (Fonti francescane. Nuova edizione a cura di E. Caroli); dalla lista fornita delle traduzioni italiane spiccano quella di A. Vicinelli nel 1955 (Gli scritti di San Francesco d’Assisi e ‘Fioretti’) e quella di G. Petrocchi nel 1983 (Francesco d’Assisi: gli scritti e la leggenda).
Nell’Ottocento Paul Sabatier contribuisce alla valorizzazione degli scritti di Francesco e di conseguenza si moltiplicano le traduzioni in Europa.
Nella prima metà del Novecento, si contano una cinquantina di traduzioni in francese, in tedesco, in inglese, in polacco; appaiono quelle in spagnolo, in portoghese – sono le aree linguistiche che rimangono oggi le più rappresentative – e in altre lingue europee nazionali (in Croato nel 1976) e regionali. Fuori d’Europa compaiono edizioni e traduzioni in arabo (1953), in giapponese (1958 poi nel 1988), in indonesiano (1959) o in vietnamita (1968).
Nella seconda metà del Novecento i traduttori affrontano la questione della raccolta esaustiva delle “fonti francescane”, dette Totum alla francese o Omnibus all’inglese. Gli Écrits, documents et premières biographies di T. Desbonnets e D. Vorreux nel 1968 (numerose riedizioni fino al 2003) spiccano per ricchezza critica. Negli Stati Uniti inizia la tradizione degli English Omnibus of the Sources for the Life of St Francis a cura di M. A. Habig e R. Brown nel 1972 (poi 1992, 2008) e (Early documents francescani tra il 1999 e 2002). Notevole è la profusione delle traduzioni dovuta ai francescani iberici: gli Escritos, Biografías, Documentos de la época di J. A. Guerra nel 1978 (poi dal 1995 al 2003). La ricchezza delle traduzioni avviate negli anni Settanta raggiunge un picco negli anni Ottanta, una svolta dovuta alla ricorrenza del centenario francescano che produce numerose riedizioni e nuove edizioni di rilievo: in inglese nel Regno Unito (The writings of St Francis of Assisi, a cura di H. Backhouse nel 1994 dopo quasi un secolo d’astinenza, in portoghese (Escritos, Biografas, Ducumentos: Fontes franciscanas, con 6 ediz. dal 1982 al 2005), in tedesco sulla scia dei lavori di K. Esser (Die Schriften des heiligen Franziskus von Assisi, a cura di L. Hardick e E. Grau, 7 ediz. dal 1980 al 2001) e soprattutto il prestigioso Totum (Franziskus-Quellen a cura di D. Berg e L. Lehmann nel 2009). Nella seconda metà del XX e agli inizi del XXI secolo, si vede l’allargamento a molte altre lingue: nel 1981 il finnico, nel 1982 il norvegese e lo sloveno, nel 1986 il maltese, nel 1994 il greco, nel 1994 lo slovacco, nel 1997 il romeno, nel 2002 il basco, nel 2005 il bosniaco, fuori d’Europa in zulu (1984), in kiniyarwandese (1991), in lingua thai (1997); in India si ricorre alla versione inglese.
La traduzione francese curata da J. Dalarun, François d’Assise. Écrits, Vies, Témoignages, uscita nel 2010, costituisce una documentazione unica per ambizione e competenza: sono due volumi per un totale di 3418 pagine, un’opera che s’iscrive nella proficua tradizione francese degli studi francescani e porta a termine l’impresa di raccolta di tutte le fonti secondo l’usanza del Totum.

Per approfondimenti:
Cf. Attilio Bartoli Langeli, “Edizioni e traduzioni degli scritti di Francesco” in Francesco e Chiara d’Assisi: Percorsi di ricerca sulle fonti, Efr-Editrici Francescane, 2014.

 

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