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Libri italiani di storia all’estero: alcuni casi esemplari

Autore: Giulia d’Argenio

04/12/2020

Libri italiani di storia all’estero: alcuni casi esemplari

L’eco del lavoro di uno storico è proporzionale al suo prestigio ma anche all’universalità degli argomenti di ricerca, alla loro valenza socio-politica o alla fascinazione che sono in grado di esercitare sul pubblico. Anche dei non addetti ai lavori.
L’epoca classica greco-romana e il Medioevo sono tra i periodi della storia più affascinanti per i lettori di monografie e di romanzi storici. È così che fuori dall’Italia circolano sempre di più i nomi di autori come Alessandro Barbero e Alessandro Vanoli e, accanto e prima di loro, di accademici puri come Franco Cardini e Chiara Frugoni.

Il Medioevo sul naso: occhiali, bottoni e altre invenzioni raccontato proprio da Chiara Frugoni – e comparso in Italia nel 2001 per Laterza – è stato tradotto in francese da Silvano Serventi e pubblicato nel 2011 da Les belles lettres con una prefazione dell’illustre medievista parigino Jaques Le Goff. Sempre Le Goff ha introdotto la versione francese di Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, pubblicato da Einaudi nel 1995 e tradotto da Catherine Dalarun-Mitrovitsa per Noêsis, due anni dopo. William McCuaig ha invece curato la versione inglese di diversi lavori della storica pisana. A cominciare dal suo volume di esordio Una lontana città. Sentimenti e immagini nel Medioevo, pubblicato da Einaudi nel 1983 e ripreso dalla Princeton University Press nel 1991. Due, invece, le traduzioni di McCuaig comparse nel 2005. Una è quella di Storia di un giorno in una città medioevale. Il testo, che contiene uno scritto del padre della Frugoni, Arsenio, è stato pubblicato in Italia da Laterza e ripreso dalla University of Chicago Press. L’altra traduzione è ancora di Medioevo sul naso, stampato dalla Columbia University Press, già comparso in tedesco nel 2003 per le edizioni C. H. Beck.

Diverse anche le traduzioni della sterminata produzione del fiorentino Franco Cardini, il cui lavoro bene esemplifica il legame esistente tra la rilevanza (sociale e) politica dei temi di ricerca e la scelta di tradurre un libro storico. Il suo Europa e Islam. Storia di un malinteso, comparso in Italia nel 1999 per Laterza, è stato tradotto in tedesco (C. H. Beck, 2000), inglese (Paperback, 2001), francese (Seuil, 2002), rumeno, (Polirom , 2002), sloveno (Založba, 2003), ceco (Nakladatelství Lidové noviny, 2004), turco (Literatür Yayıncılık, 2004), polacco (Wydawnictwo Uniwersytetu Jagiellońskiego, 2006), russo (Александрия, 2007) e nel 2014 anche in persiano (نشر علم – edizioni scientifiche).
Altro argomento che ribadisce una tale correlazione è, senza dubbio, il fascismo. Gli studi sulla genesi e l’evoluzione dell’ideologia fascista – e le sue possibili interpretazioni e chiavi di lettura – sono considerati imprescindibili per la comprensione di molti aspetti della contemporaneità. Un orientamento che ha favorito la diffusione all’estero dei lavori di storici italiani specialisti del ventennio mussoliniano.
È il caso di Emilio Gentile, allievo di un altro eminente storico del fascismo, Renzo De Felice, e docente di storia contemporanea alla Sapienza di Roma. Gentile è ampiamente tradotto all’estero, a cominciare dal suo lavoro sulla sacralizzazione della politica e dei suoi simboli operata dal fascismo, intitolato Il culto del littorio. Edito per la prima volta in Italia da Laterza nel 1993, il volume è stato in poco tempo ripreso dalla Harvard University Press in una traduzione di Keith Botsford del 1996. Nel 2001, il lavoro è stato ripubblicato dalla casa editrice di Bari e, l’anno successivo, tradotto in francese da Julien Gayard per la parigina Perrin. È poi arrivata la versione spagnola, El culto del Littorio, data alle stampe nel 2007 dagli argentini Siglo XXI Editora Iberoamericana. Gli stessi che nel 2005 avevano già pubblicato La vía italiana al totalitarismo: partido y estado en el régimen fascista, ripubblicato dieci anni dopo da Edhasa, con una traduzione di Luciano Padilla Lopez.

È davvero significativo il numero di opere di Emilio Gentile tradotte propria in lingua spagnola e diffuse tra Spagna e Argentina, due Paesi che hanno sofferto, al pari dell’Italia, l’oppressione di sanguinarie dittature fasciste. L’iberica Alianza Editorial ha, negli ultimi anni, ripreso diversi lavori dello storico, con uno sguardo all’attualità. Nel 2004, ha pubblicato Fascismo: historia e interpretación, tradotto da Carmen Domínguez. La prima edizione italiana, anche questa di Laterza, è del 2002. Della stessa opera esiste anche una versione francese (Qu’est-ce que le fascisme?) realizzata da Pierre-Emmanuel Dauzat per Gallimard, sempre nel 2004.
Nel 2018, Alianza ha dato alle stampe la traduzione del libro In democrazia il popolo è sempre sovrano. Falso!, uscito due anni prima in Italia. Nel 2019, invece, le opere di Gentile tradotte dalla casa editrice sono state ben due. Mussolini contra Lenin, arrivato sugli scaffali delle librerie italiane nel 2017, e Chi è fascista. Un volume che, come lo stesso autore spiega nel prologo, muove da “una domanda fondamentale: in questi tempi in Italia, in Europa e addirittura nel resto del mondo, si parla di un ritorno del fascismo. Condividi questa affermazione?”. Un interrogativo dal quale discende l’intero ragionamento che lo storico svolge nelle pagine successive per definire il campo semantico (e quindi socio-politico) del termine fascismo. L’obiettivo è fare chiarezza sull’uso improprio che si fa, oggi, di questa categoria in rapporto alla politica contemporanea. Pubblicato lo scorso anno, il libro è stato subito ripreso non solo dall’editore madrileno ma anche dal portoghese Guerra & Paz, che ne ha affidato la traduzione a Mário Matos. Oltre allo spagnolo, diverse sono le traduzioni di Gentile in inglese e francese, ma i casi elencati dimostrano la stretta interconnessione che esiste tra la lingua e la storia.

Una relazione che appare ancor più evidente in un altro volume dello storico del colonialismo italiano Angelo Del Boca: A un passo dalla forca: atrocità e infamie dell’occupazione italiana della Libia nelle memorie del patriota Mohamed Fekini. Il volume è stato pubblicato da Castoldi Dalai nel 2007 e tradotto in inglese, nel 2011, da Antony Shugaar per Palgrave Macmillan. Nel 2008, l’editore francese Milelli ne ha dato alle stampe una versione francese e una in arabo. Una scelta quasi dovuta, viste le circostanze in cui è maturata la stesura di questo volume. Del Boca, infatti, racconta che il libro è nato per volontà di un avvocato libico, laureato alla Sorbona, di nome Anwar Fekini. Anwar è il nipote di Mohamed Khalifa Fekini, una delle guide della resistenza tripolitana contro la colonizzazione italiana. Anwar Fekini ha deciso di mettere a disposizione dello storico, autore del classico Gli italiani in Libia, non solo i taccuini delle memorie del nonno, ma anche i suoi carteggi con le autorità italiane. Documenti preziosi perché sono tra le rarissime testimonianze che raccontano la vicenda coloniale dal punto di vista del colonizzato. Una narrazione che intreccia, a doppio filo, lo sguardo del conquistato e del conquistatore

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