Intervista a Lorenzo Flabbi e Marco Federici Solari, fondatori e responsabili della casa editrice L’orma
Autore: Laura Pugno
newitalianbooks continua il suo ciclo di interviste dedicate alle case editrici italiane con L’orma. Rispondono i fondatori ed editori Lorenzo Flabbi, francesista, e Marco Federici Solari, germanista.
Come raccontereste l’identità de L’orma ai lettori e alle lettrici di newitalianbooks all’estero? Quali sono le sue caratteristiche e i suoi punti di forza?
Fin dalla sua fondazione nel 2012, L’orma si è pensata come una casa editrice dalla vocazione europea. L’espressione che abbiamo usato più spesso per definirci è «portiamo in Italia ciò che si muove in Europa», ossia quella pluralità di voci, forme e idee che, attraverso la letteratura, restituiscono ai lettori e alle lettrici la complessità del reale e dell’esperienza umana.
Questa vocazione si è costruita concretamente nel catalogo a partire da due letterature che ne costituiscono l’ossatura, quella francese e quella tedesca. Non è un caso, i due fondatori sono un francesista e un germanista, legati da una lunga amicizia e da un comune percorso di studio nelle letterature comparate. L’orma nasce infatti dall’esigenza di trasformare in un progetto condiviso ciò che fino a quel momento era stato per entrambi ricerca, insegnamento, pratica della traduzione e vita nella letteratura. Avendo vissuto a lungo a Parigi e a Berlino, è stato naturale partire da queste due grandi fucine culturali: non per delimitare un campo specialistico, ma per provare a raccontare il mondo a partire da un’esperienza diretta delle sue lingue e delle sue culture.
La nostra collana princeps porta un nome emblematico, «Kreuzville», crasi di Kreuzberg, quartiere berlinese, e Belleville, quartiere parigino: due luoghi simbolo della stratificazione umana e del fermento culturale contemporaneo, fusi in un unico spazio ideale con l’ambizione di ospitare libri capaci di dare voce all’immaginario della nuova Europa.
Un tratto distintivo della nostra identità è poi la centralità del lavoro sul testo, e in particolare della traduzione. L’orma è anche un’officina traduttiva: ogni libro nasce da un confronto ravvicinato con la lingua, il ritmo e il registro, e da un’assunzione di responsabilità interpretativa che consideriamo parte integrante del lavoro editoriale.
Nel corso degli anni il progetto si è ampliato. Dal 2019 abbiamo aperto la collana italiana «I Trabucchi». Il nome rimanda a una macchina da pesca diffusa lungo la costa adriatica: un congegno che un uomo solo non può manovrare e che presuppone una comunità operosa. Ci sembra una buona immagine del lavoro editoriale, inteso come gesto collettivo che getta reti nelle acque della letteratura per raccogliere voci e storie capaci di catturare il mondo con uno sguardo mobile, sempre in dialogo con la Repubblica delle Lettere europea e internazionale. In questa collana convivono libri profondamente radicati nel presente e altri che riattivano linee del Novecento, con l’idea di guardare il nostro tempo come un orizzonte aperto. Non ci occupiamo di letteratura di genere. Il nostro genere, se così si può dire, è la letteratura.
Se dovessimo riassumere i nostri punti di forza, diremmo allora: una vocazione europea costruita libro dopo libro; un lavoro redazionale orientato al bene del testo; e l’ambizione di lasciare un’impronta – l’orma, appunto – nel panorama culturale italiano.
Quali scommesse, letterarie e non, hanno funzionato meglio in Italia e, eventualmente, in altri Paesi e, a vostro avviso, perché?
Il caso di Annie Ernaux è stato per noi decisivo. Quando Marco e Lorenzo hanno iniziato a progettare L’orma, era apparso sorprendente che in Italia mancassero proprio alcuni dei suoi libri più importanti. Pubblicarla ha significato assumersi una responsabilità culturale precisa. Il successo di titoli come Il posto, Gli anni, L’evento e altri, a cui si è aggiunto in seguito il riconoscimento globale del Premio Nobel, ha mostrato che seguire la strada della letteratura – anche quando si tratta di una scrittura esigente e radicale – può persino ripagare dal punto di vista delle vendite (fenomeno tutt’altro che scontato), soprattutto quando intercetta un nodo del presente.
Un’altra scommessa importante è stata quella dei «Pacchetti». Abbiamo lavorato sui classici in modo non museale, inventando una forma editoriale nuova, quella dell’epistolario agile, iconoclasta e immediatamente riconoscibile, con una sovraccoperta che rende il libro piegabile e spedibile. Questa soluzione, che tiene insieme qualità dei testi e innovazione dell’oggetto-libro, ci ha permesso di entrare nelle librerie di tutta Italia fin dai nostri primi passi, e ha dimostrato che anche il canone può essere riproposto in forme nuove senza perdere rigore.
Quando nel 2020 è nata Éditions L’orma, la nostra sede francese, abbiamo dato continuità a questa vocazione europea in uno spazio linguistico diverso, mantenendo una piena coerenza di progetto. In quel nuovo contesto abbiamo traghettato in Francia i «Pacchetti», trasmutati ne «Les Plis». Lì hanno incontrato un successo editoriale ancora più significativo che in Italia, confermando così la dimensione pienamente europea del nostro progetto culturale. Dal 2023 questo percorso si è ampliato con la creazione della collana di letteratura «Plurabelle», dedicata alla narrativa.
Negli ultimi anni, una parte importante delle nostre soddisfazioni è arrivata dalla letteratura italiana, a cui ci siamo aperti, editorialmente parlando, soltanto in una seconda fase, dopo anni di confronto con i mercati internazionali. Avevamo avuto, in verità, una prima esperienza con i quindici titoli della collana «fuoriformato» ma per certi versi si trattava di un progetto di scritture irriducibili, rivolto giocoforza a biblioteche e mondo accademico. La collana «I Trabucchi» è certamente una collana di ricerca ma vuole anche confrontarsi con l’agone letterario contemporaneo. Pur essendo ancora molto contenuta – nove titoli per un totale di sei tra autori e autrici – ha già ottenuto risultati prestigiosi. Nel 2022 Il cannocchiale del tenente Dumont di Marino Magliani è entrato nella dozzina del Premio Strega, e quest’anno lo stesso è accaduto a Vedove di Camus di Elena Rui, candidato proprio in questi giorni all’ottantesima edizione del premio. Per una collana così giovane e selettiva si tratta di un traguardo sorprendente. Al di là dei risultati, questi percorsi confermano una nostra profonda convinzione: esiste uno spazio per una proposta letteraria italiana capace di tenere insieme qualità formale, forza di visione e possibilità di circolazione anche internazionale, come nei casi di autori simbolo della nostra collana quali Gennaro Serio e Lucio Di Cicco. In questo senso, il lavoro sugli autori e sulle autrici italiane è diventato parte integrante del progetto L’orma.
Se dovessimo individuare una ragione comune a queste esperienze, diremmo che riguarda il tempo: abbiamo cercato di lavorare su libri che chiedono durata, e che proprio per questo riescono, a volte, a trovare lettori più numerosi e più fedeli di quanto si potrebbe prevedere.