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28 Luglio 2026

Gli esordi di Antonio Tabucchi: intervista a Thea Rimini

Autore: Paolo Grossi

Gli esordi di Antonio Tabucchi: intervista a Thea Rimini

Si è svolto dal 24 al 25 marzo 2026 a Liegi un convegno internazionale di studi dedicato a “Gli esordi di Antonio Tabucchi”, cui hanno partecipato numerosi studiosi italiani e stranieri. Ne parliamo con la curatrice, Thea Rimini, docente all’università di Liegi e studiosa dell’opera di Tabucchi, di cui ha co-diretto l’edizione dei Meridiani.

 

Perché un convegno sugli esordi di Antonio Tabucchi?

A quattordici anni dalla scomparsa, le prime opere di Tabucchi, quelle scritte negli anni Settanta, non sono state ancora oggetto di un’attenzione critica sistematica all’eccezione, forse, del romanzo d’esordio Piazza d’Italia (1975). Eppure, sono testi ricchissimi, ora ironici ora più cupi, che contengono in nuce molti elementi della poetica del Tabucchi maturo.

Ambientati in Toscana, o meglio sulla costa vicina al paese d’origine dello scrittore, Vecchiano, questi libri intrecciano Storia collettiva e storie individuali, e scelgono spesso uno sguardo ad altezza bambino (pensiamo al Piccolo naviglio (1978), ad esempio). Tra racconti, romanzi ed esperimenti linguistici (i testi eccentrici delle Macchine probabili pubblicati sul «Caffè» tra il ’71 e il ’72), gli esordi costituiscono una prima fase di grande effervescenza creativa che si potrebbe concludere con la svolta del Gioco del rovescio (1981), pur nella necessaria elasticità di ogni periodizzazione.

Si tratta di opere che si inseriscono nella sperimentazione del campo letterario della seconda metà del Novecento e dialogano quindi, magari in modo obliquo, o a distanza, con le opere di Elsa Morante ma anche con la tradizione del romanzo del Risorgimento. Assumono come modello linguistico l’espressionismo di un irregolare della tradizione come Enrico Pea e si confrontano con la poesia portoghese (Pessoa naturalmente, ma anche il fermento linguistico del surrealismo portoghese).

Le opere degli esordi sono inoltre delle opere in movimento perché gli archivi di Antonio Tabucchi, quello conservato alla BnF e quello privato a Lisbona, riservano continue sorprese. E dopo l’edizione del romanzo giovanile, postumo, Lettere a Capitano Nemo, presentato per la prima volta nei Meridiani del 2018 e poi riproposto nel 2022 nella collana “Oscar Cult”, usciranno, a mia cura, nel 2027 per Feltrinelli il romanzo La bottega dei fischi, il vero romanzo d’esordio tabucchiano, e i quattro primi racconti risalenti alla metà degli anni Sessanta. La cronologia delle opere sarà allora tutta da rivedere.

 

Quali aspetti dei primi anni dell’attività letteraria dello scrittore sono stati oggetti d’esame da parte degli studiosi intervenuti alle giornate di studio di Liegi?

Per affrontare le opere degli esordi si è deciso di invitare sia esperti dell’opera tabucchiana (da Anna Dolfi a Eleonora Conti, da Giorgio Luti a Riccardo Greco, da Paolo Di Paolo a Nicola Turi), sia critici e storici della modernità letteraria (Matteo Di Gesù, Martin Rueff, Carlo Tirinanzi De Medici, Tiziano Toracca) nonché dei giovani studiosi (Gaia Paniati). L’obiettivo era di creare un dialogo a più voci che inscrivesse la ricerca di Tabucchi in un campo letterario più vasto, europeo e non solo italiano, salvaguardando la specificità della poetica dello scrittore.

La vedova di Tabucchi e responsabile dell’archivio, Maria José de Lancastre, ci ha fatto l’onore di inaugurare il convegno leggendo alcune lettere private in cui il giovane scrittore le parlava del suo interesse per la poesia, italiana e portoghese. E ci ha fatto scoprire una poesia narrativa inedita, Il ferroviere Schicchi, in cui Tabucchi si rivela già abile nel condensare il senso di una vita in pochi versi schizzando il ritratto di un personaggio malinconico e bizzarro, vinto dalla società ma fedele alla sua anima sognatrice.

Diversi e plurali sono stati gli altri interventi. Alcuni si sono concentrati su temi presenti fin dagli esordi dello scrittore, come quello della nostalgia del possibile — cioè la nostalgia di ciò che l’Italia avrebbe potuto diventare e che non è stata (Di Paolo) —, una sensazione che accompagnerà Tabucchi fino alla sua ultima raccolta di racconti, Il tempo invecchia in fretta. Dolfi, invece, ha individuato nella forma sperimentale un elemento strutturante della scrittura tabucchiana, da Piazza d’Italia a Tristano muore, mettendo però in evidenza la distanza del giovane scrittore rispetto alla neoavanguardia, come dimostra la sua fiducia nel racconto quando si decretava la morte del romanzo.

Con un taglio più storico e sociologico, Toracca e Tirinanzi De Medici hanno ipotizzato di inserire la produzione giovanile in un contesto più ampio. Tirinanzi De Medici ha ricostruito il campo letterario degli anni Settanta, tra tradizione e sperimentazione, tra discontinuità formali e continuità tematiche; mentre Toracca ha proposto per queste opere la categoria di “neomodernismo”, inscrivendole nei testi sperimentali pubblicati tra la crisi del neorealismo negli anni Cinquanta e l’affermazione del postmodernismo alla fine dei Settanta.

Seguendo la geografia espansa della scrittura tabucchiana, Rueff ha messo in evidenza come in questo contesto italiano sia necessario considerare l’apporto della letteratura portoghese. Gli esordi di Tabucchi sono segnati infatti dall’antologia La parola interdetta. Poeti surrealisti portoghesi (1971): l’autore, ha sottolineato Rueff, inizia a scrivere a partire dall’“altro”.

Tra gli interventi incentrati su una singola opera, Piazza d’Italia è stata oggetto di diversi sguardi critici: Di Gesù l’ha inserita nella tradizione del romanzo del Risorgimento, da Pirandello a Banti passando per Maggiani; Greco e Luti ne hanno studiato la dimensione autobiografica e l’eredità dell’anarchismo toscano. Il piccolo naviglio è stato poi analizzato da Conti dal punto di vista dei trauma studies e nelle sorprendenti affinità con La Storia di Morante, mentre Turi si è concentrato sul fantasma del padre nelle opere di Tabucchi con una particolare attenzione a Lettere a Capitano Nemo suggerendone una lettura psicoanalitica.

Due interventi infine hanno presentato dei testi inediti, chiudendo così il convegno con un’apertura. Si tratta del romanzo La bottega dei fischi e dei primi quattro racconti scritti nel 1966. Del primo si è occupata la giovane studiosa Gaia Paniati che ha presentato un confronto tra le diverse versioni dattiloscritte conservate presso la BnF. Io, invece, ho analizzato i racconti, evidenziando dei tratti comuni: la riflessione sul linguaggio, la dimensione traumatica e la scelta dell’esistenzialismo come modello.

Per la varietà e originalità d’approcci, le giornate tabucchiane a Liegi sono state così dense e ricche che è già prevista la pubblicazione degli atti sulla rivista «Il romanzo» nel giugno del 2027.

 

Tra le carte tabucchiane conservate a Lisbona vi sono ancora degli inediti importanti? Riguardano il periodo degli esordi o piuttosto quello della maturità? Sono previste a breve nuove pubblicazioni di inediti? Vi sono progetti in vista circa la pubblicazione della corrispondenza?

Come già anticipato, il 2027 vedrà l’uscita per Feltrinelli della Bottega dei fischi e altre storie ma l’archivio privato di Lisbona continua a riservare delle sorprese, come la poesia (e non è l’unica) letta da Maria José de Lancastre in apertura del convegno.

Anche il lavoro sulla corrispondenza, conservata alla BnF, è ancora tutto da fare e permetterebbe di ricostruire una fitta rete di contatti e mediazioni che vedono Tabucchi in dialogo con i maggiori intellettuali e editori del secondo Novecento (non solo italiano). Insomma, il cantiere Tabucchi si è appena aperto.

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