Mario Capello (Einaudi Stile Libero) al Paris Book Market
Autore: Paolo Grossi
Si è svolta recentemente a Parigi la quinta edizione di Paris Book Market, l’unico mercato professionale internazionale e generalista dell’edizione in Francia. Vi hanno partecipato i responsabili dei diritti stranieri delle case editrici francesi e centinaia di editor stranieri, provenienti da ogni parte del mondo. Tra gli editor presenti, Mario Capello (editor presso Einaudi Stile Libero), cui abbiamo rivolto alcune domande
Collocato nel calendario internazionale dell’editoria, fra la Fiera di Londra (marzo) e la Fiera di Francoforte (ottobre), il Paris Book Market aspira a qualificarsi come un terzo polo nel grande mercato mondiale dei diritti librari. Che cosa pensa di questa iniziativa che, non legata ad alcun evento fieristico rivolto al grande pubblico, non ha un equivalente preciso in Italia?
La mia opinione del Paris Book Market, e in generale degli eventi di France Livres (organizzazione capace di fare davvero gruppo, di propagare davvero un’immagine sfumata ma compatta dell’editoria francese) è molto positiva. Il suo essere appartato, e senza grande pubblico, permette una maggiore concentrazione, e la collocazione temporale fa sì che si possa parlare dei libri della Rentrée, ancora adesso l’evento più importante dell’anno editoriale d’Oltralpe.
Quali peculiarità (se ve ne sono…) Le sembra avere il contesto editoriale francese rispetto a quello italiano?
Questa domanda meriterebbe davvero molto spazio. Proverò a fare una sintesi, e devo sottolineare che è un’impressione comunque soggettiva. Per molti anni il mercato francese ha avuto dimensioni tali, rispetto a quello italiano, da permettere la vitalità di voci e generi che in Italia non possono che essere di nicchia e dunque, spesso boccheggianti. Ciò ha prodotto un rapporto diverso degli autori con la scrittura, ha cambiato il loro sguardo, il loro approccio. Se a questo si aggiunge un prestigio particolare, un’allure tutta sua, conferito al libro e alla scrittura, in Francia (si pensi a istituzioni come l’Académie française), si può capire perché vi sia, nelle autrici francesi e nei loro editori, un notevole grado di libertà e di coraggio. Non che manchino anche là conformismi e mode, per carità. E di quando in quando, dovendovi attingere, si ha l’impressione che alcuni scrittori francesi scrivano più per i propri colleghi che per il pubblico, con tutto ciò che questo comporta.
Da qualche anno, anche l’editoria francese vive una contrazione e quindi anche il mercato – e l’immaginario – stanno cambiando, per inciso. Vedremo in che direzione.
Quale peso ha, nell’ambito del Suo lavoro, il rapporto con l’editoria francese?
Stile libero ha, fin dall’inizio, il proprio centro nella letteratura americana e anglofona, ma quella francese è sempre stata presente (siamo gli editori di Fred Vargas, per dire). Direi che il mercato francese è uno spazio a cui guardiano con interesse, cercando di pescarvi regolarmente libri di valore.
Può già fornire ai lettori di newitalianbooks qualche indicazione sulle acquisizioni che ha potuto mettere in cantiere in occasione di questa edizione di Paris Book Market?
Ancora no. I tempi editoriali ancora non me lo permettono.
Infine, cogliamo l’occasione di questa intervista per chiederLe come si articoli al suo interno Stile Libero, che costituisce ormai da tempo non più una semplice collana, ma una vera e propria “area autonoma” all’interno della casa editrice Einaudi?
Fin dalla sua fondazione, Stile libero ha sempre avuto una struttura peculiare, più “libera”, se si vuole, nella quale tutti gli editor partecipano all’ideazione e alla stesura del piano editoriale, per esempio, dove lo scambio è continuo. Ciò anche a causa della natura ibrida della collana, che ha in sé narrativa, italiana e straniera, saggistica e varia. Stile libero è, insomma, nata così e così continua a essere: un po’ anarchica, ma molto efficiente.