Intervista a Franco Malanima, scrittore e direttore editoriale di Articoli Liberi, casa editrice indipendente e rivista letteraria
Autore: Federica Malinverno
Come è nato il progetto di Articoli Liberi e come si è ritrovato ad Annecy?
Sono arrivato ad Annecy per caso. Per tanti anni sono stato a Nizza, poi negli Stati Uniti, dove insegnavo italiano alla Florida State University con un programma di Teaching Assistantship. Quando doveva nascere mia figlia, ci siamo trasferiti ad Annecy.
Quanto all’attività editoriale, è nata come una conseguenza di quello che era all’inizio un progetto d’amore. Félicia Lignon ed io abbiamo iniziato a distribuire libri per bambini nelle scuole, oppure in posti di difficile accesso alla cultura, attraverso l’associazione culturale Articoli Liberi, da cui è poi nata una collaborazione con tanti autori che già conoscevamo. Così è nata la rivista, una sorta di terreno di coltura per scoprire autori davvero eccezionali. Il progetto si è prolungato in maniera naturale e la rivista è diventata casa editrice.
La nostra passione di base è quella della traduzione letteraria, un’attività che ho sempre fatto parallelamente alla pubblicazione dei miei romanzi. È venuto naturale, allora, iniziare ad acquisire diritti di traduzione di libri di autori che fondamentalmente piacevano a me e Félicia e che non erano ancora stati tradotti in italiano. Abbiamo iniziato con Janice Galloway, una delle più grandi scrittrici scozzesi, per passare poi a poetesse come Guadalupe Eichelbaum. Ho inoltre tradotto Cyril Collard, un autore parigino degli anni ’80, Yves Navarre, Fernando Vallejo e altri.
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di essere basati ad Annecy?
Il fatto di stare ad Annecy da un certo punto di vista è un vantaggio, perché riesco a vedere l’Italia con un occhio più critico, dall’esterno, quello di noi italiani che viviamo all’estero. Gli autori che pubblichiamo sono stati attratti da questa visione europea, da questo respiro diverso, e, a volte, anche dal desiderio di venire ad Annecy a fare una semplice presentazione.
Però logisticamente è difficile, sia in termini di distanza geografica che di costi di spedizione (faccio stampare le copie a Milano) e di spazio per le presentazioni nelle librerie. Stare in una città più grande, che fosse anche Lione o Parigi, mi darebbe un vantaggio per creare una comunità locale più forte rispetto a quella che stiamo creando qui, che è comunque solida. Il fatto di stare ad Annecy, inoltre, è un po’ provvisorio: magari cambieremo.
Come funziona la distribuzione dei vostri libri?
Abbiamo due canali diversi: in Italia i nostri libri sono distribuiti da Messaggerie Libri e promossi da Bibliomanie; in Francia abbiamo fatto un cosiddetto référencement presso la Fnac. Significa che siamo presenti sul sito della Fnac ma, soprattutto per la collana Odette che vorremmo lanciare e che sarà in francese, vorremo essere presenti direttamente nelle librerie.
Come definirebbe l’identità della casa editrice? Internazionale, europea? E quali sono i criteri in base ai quali alcuni libri rientrano nella linea editoriale e altri meno?
La vocazione della casa editrice è senz’altro internazionale. In effetti, pubblichiamo molte traduzioni. La forza di Articoli Liberi è il gruppo di traduttrici che danno vita alla linea editoriale. È una linea che predilige testi del passato, dimenticati, fuori catalogo. Insomma, i cosiddetti recuperi, come è stato il caso di Yves Navarre, che vinse il Goncourt nel 1980. Ma non solo.
I libri che pubblichiamo devono essere libri necessari e inclassificabili. Non devono per forza fare capo a un genere specifico, ma devono piacere anzitutto a noi. Non ci importa che un libro rientri nelle categorie editoriali, ma che siano opere uniche, nell’accezione in cui Roberto Calasso definiva i libri unici, quei libri in cui riesci a sentire che “all’autore è successo qualcosa e quel qualcosa è diventato parola scritta”.
E quindi il nome della casa editrice si riferisce anche a questa libertà dai generi e dalle convenzioni del mercato editoriale?
È un piccolo atto di ribellione gentile. Io sono nato come autore e traduttore, ho pubblicato anche sotto pseudonimi. Inizialmente avevo creato un blog personale che si chiamava Articoli liberi proprio perché volevo che i testi non rispondessero alle esigenze precise delle varie redazioni con cui collaboravo.
Anche il messaggio fondamentale contenuto nei libri che regalavamo nelle scuole era l’amore per la libertà, per il proprio tempo, veicolato da un testo in particolare, Breve dialogo sulla felicità, distribuito in più di 10.000 copie in Europa e Sud America dal 2014, e che ripubblicheremo a giugno.
La casa editrice, così come la rivista, ha conservato questo messaggio. Spesso amiamo testi crudi, diretti, anche forti, politicamente scorretti, per usare un termine più tecnico, purché dietro ci sia appunto del vissuto. Cito, ad esempio, il romanzo di Yves Navarre Le Jardin d’acclimatation (in italiano Il principio degli addii). Insomma, quella che abbiamo chiamato linea editoriale alla fine è un modo di vivere. O, come la chiamo io, una visione di anime affini.
Il suo rapporto personale con la lingua e con la traduzione influisce sul progetto editoriale?
Sì, c’è molto di me stesso dietro Articoli Liberi; la mia passione per le lingue con cui lavoro si ripercuote sul progetto. Sono laureato in inglese e spagnolo, che parlavo già da bambino, e vivendo in Francia da vent’anni ho imparato il francese. Sono cresciuto sfogliando i libri in più lingue, e per me era naturale il processo di tradurli in italiano, e riscriverne spesso il finale. Era come un gioco.
La passione per le lingue si avverte nell’attività della casa editrice anche e soprattutto attraverso il nostro gruppo di traduttrici, che per me sono le persone più importanti. Per collaborare con Articoli Liberi, infatti, devi saper scrivere, avere stile: per me da lì nasce tutto, e il resto si impara in un attimo. Anche il lavoro di editore (o di grafico) per me è una specie di gioco che ho appreso negli anni di svariate collaborazioni. Il vero lavoro, la cosa forte che c’è dietro, deve essere l’amore per la parola scritta, per il testo.
C’è un tipo di lettori a cui si rivolge più specificamente la vostra rivista e casa editrice?
La rivista è nata dalla mia esigenza personale di trovare libri di buon livello letterario nelle librerie all’estero, che non siano i soliti classici che ormai conosciamo a memoria. Di conseguenza, il target coincideva inizialmente con gli italiani che, come me, in giro per il mondo avevano questa esigenza.
Il target a cui si rivolge la casa editrice non è molto diverso da quello della rivista; parliamo a lettori e lettrici curiosi, attenti, che hanno voglia di leggere romanzi contemporanei o del passato non ancora tradotti in italiano, o nuovi talenti da noi scoperti e lanciati.
Per quanto riguarda i vostri libri in italiano, avete il progetto di venderne i diritti all’estero?
Ci sono agenzie letterarie con cui collaboro per acquisire i diritti da altre lingue. Con loro ho stretto ottimi rapporti in questi anni, e oggi stiamo iniziando a pensare di fare il processo contrario, di proporre i nostri libri a una agenzia o casa editrice straniera. Ma è solo dall’inizio del 2026 che abbiamo una distribuzione nazionale in Italia; quindi, dobbiamo aspettare e vedere che ricezione avranno i nostri libri.
Ci sono casi in cui non riuscite ad acquisire i diritti di libri che avreste voluto tradurre?
Può succedere, soprattutto perché non siamo una grande casa editrice. Al contrario, però, succede anche che alcuni autori vogliano essere tradotti da noi. Ad esempio, Puoi farmi quello che vuoi di Miguel Gané, tradotto da Gloria Torelli, acquisito da Penguin Spagna. Quello che contava era che l’autore ci teneva a pubblicarlo con noi, perché si era innamorato del nostro progetto. Così come Emmanuelle Pol, autrice de Les bracelets d’amour, tradotto da Veronica Nucci, o Giada Scodellaro, autrice di Ruins Child, tradotto da Francesca Parlapiano.
Insomma, ho una lista infinita di autori che vorrei acquisire, ma se ci sono editori italiani più noti non sempre è possibile. Ad ogni modo, nel caso di autori che sono vivi, il mio orgoglio è che scelgano di uscire con Articoli Liberi.