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10 Novembre 2023

Italo Calvino in altre lingue – Seconda parte

Autore:
Francesca Rubini, Università “La Sapienza” – Roma

Fra il 1970 e il 1985 le traduzioni di Calvino raggiungono 11 nuovi paesi (per un totale, nel 1985, di 40) concentrati principalmente in Europa: in Turchia e in Grecia dove le pubblicazioni del Barone rampante (Istanbul, 1971) e del Cavaliere inesistente (Salonicco, 1972) rappresentano solo delle false partenze e l’autore inizierà ad essere letto negli anni Ottanta e Novanta; in Lituania nel 1975; in Bulgaria nel 1979; in Albania nel 1981. Incisivi per la fortuna dell’autore sono anche i primi volumi pubblicati in Israele (1978), mentre episodiche ristampe delle edizioni americane iniziano ad essere stampate in Canada (1981) e singoli volumi senza alcun seguito compaiono in Birmania (1980), Armenia (1984) e Colombia (1985). Nel 1981 viene presentato il primo volume in Cina, primo segnale di un successo che si manifesta solo a partire dal decennio successivo.
In questo quadro altamente disomogeneo si conferma il protagonismo di Francia, Stati Uniti, Regno Unito e delle due repubbliche tedesche che, insieme alla Spagna, esauriscono più della metà delle edizioni realizzate. Rispetto agli anni Cinquanta e Sessanta la rapida ascesa del contesto spagnolo è uno dei fenomeni più evidenti: Madrid e Barcellona non solo sostituiscono Buenos Aires come principale centro di diffusione delle traduzioni castigliane, ma si impongono come le realtà in cui vengono proposte il numero maggiore di opere (16, in 29 diverse edizioni) stampate principalmente da Alianza Editorial e Bruguera. La seconda evidenza è un iniziale decentramento rispetto all’asse europeo, con l’emergere del Giappone (presente con 15 nuove edizioni e visitato da Calvino nel 1976) a ribadire la dimensione ormai pienamente mondiale della sua fortuna. Sul piano della collocazione si distinguono una serie di editori che costruiscono intorno all’autore ampi progetti di valorizzazione: Seuil in Francia recupera anche le prime opere dimenticate (nel 1978 compare la prima edizione del Sentiero dei nidi di ragno) e lavora in rapporto di sempre più stretta collaborazione con lo scrittore; Harcourt Brace Jovanovich si impone negli Stati Uniti dividendo i diritti delle traduzioni con Secker & Warburg nel Regno Unito; Volk und Welt e Hanser sono attive rispettivamente nella Repubblica Democratica Tedesca e nella Repubblica Federale Tedesca; e poi Bert Bakker nei Paesi Bassi, Bonniers in Svezia, Tammi in Finlandia, Sifriyat Po’alim in Israele. Fra i traduttori si affermano nuove importanti presenze come Francesc Miravitlles per il castigliano, Burkhart Kroeber per il tedesco, Henny Vlot per il nederlandese, Lene Waage Petersen per il danese, Gayo Sciloni per l’ebraico. Sono decisamente più discontinue le iniziative editoriali dell’Europa centro-settentrionale e orientale, con il caso emblematico della Russia che resiste all’ingresso delle opere successive alle Cosmicomiche.
Anche l’andamento delle traduzioni non si presenta uniforme, con quasi due terzi dei volumi stampati fra il 1980 e il 1985 che evidenziano un generale calo delle pubblicazioni lungo il decennio precedente. Dopo il picco di attenzione per il nuovo autore al suo esordio internazionale, in molti paesi si registra un rallentamento fra il 1971 e il 1979, un ritardo che inizia ad essere colmato nei primi anni Ottanta per effetto di un nuovo interesse proveniente dalla Francia e, in particolare, dagli Stati Uniti. Sono questi i due paesi che maggiormente contribuiscono a definirne l’identità all’estero e in cui l’autore si attesta come presenza continua e radicata, organica al sistema, non più precaria, estranea, incompleta come avviene per molti autori tradotti, e come continua ad avvenire per lo stesso Calvino in altri contesti. Per ragioni e con modalità diverse, in Francia e negli Stati Uniti si verifica una coincidenza di prestigiosa esposizione critica (fra tutti da parte di Gore Vidal e Roland Barthes), successo di pubblico, stabilità delle relazioni intellettuali e della promozione editoriale (anche attraverso le trascinanti tirature delle collane tascabili), forte integrazione nel panorama culturale di riferimento. In particolare, in ambito americano inizia a definirsi un’immagine di Calvino scrittore postmoderno, autore di tre libri ritenuti esemplari del postmodernismo come Il castello dei destini incrociati, Le città invisibili e Se una notte d’inverno un viaggiatore. Il contesto postmoderno si presenta come un circuito chiuso di produzione/fruizione, per cui narratori come John Gardner, John Updike, John Barth scrivono proprie opere (spesso apprezzate da Calvino) e poi leggono, scrivono, tengono corsi universitari su altri autori, Calvino compreso. Questo perimetro autoreferenziale caratterizza il contesto americano, ma riferisce un dato che vale per quasi tutti i paesi che hanno già stabilito una consuetudine con l’autore: introdotto negli anni Cinquanta-Sessanta come uno scrittore fantastico-fiabesco-allegorico dal carattere bizzarro, a partire dalle traduzioni del Castello (e ancora di più con i due libri successivi) Calvino comincia ad essere presentato come uno scrittore difficile, uno scrittore per gli intellettuali e per gli altri scrittori. Spinte dal successo statunitense e superate solo dall’imprendibile Barone rampante (30 edizioni in 19 paesi), Le città invisibili (28 edizioni in 17 paesi) e Se una notte d’inverno un viaggiatore (26 edizioni in 18 paesi) si attestano in questa fase come i principali successi internazionali. Fra le conseguenze di una simile affermazione si registra il repentino avvicinamento fra le date di pubblicazione italiane e quelle dei paesi stranieri. Considerando i valori medi delle edizioni apparse entro il 1985, un titolo come Le Cosmicomiche viene tradotto per la prima volta nelle nuove lingue sei anni dopo la sua edizione originale. Il valore si ripete invariato per Le città ma scende a meno di quattro anni di media per il Viaggiatore e a solo due anni per Palomar. Considerando che Il sentiero dei nidi di ragno ha uno scarto medio di diciassette anni fra l’esordio italiano e quello nelle altre lingue, la sincronia con cui l’ultima opera narrativa è accessibile ai lettori di dieci nazioni diverse (tante sono quelle registrate entro il 1985 per Palomar) evidenzia l’attenzione che circonda l’autore in seguito alla grande popolarità delle Città e del Viaggiatore. Un’attenzione che si esprime principalmente nell’attesa delle nuove opere e non tanto nella volontà di scoprire l’intero corpus delle scritture, come dimostra la scarsa diffusione della narrativa a carattere realistico degli anni Cinquanta e Sessanta, o le rare versioni della prima raccolta di saggi, Una pietra sopra.
Mentre il ritardo del primo Calvino e la fortuna della lettura postmoderna di matrice americana tendono a convergere le linee di interesse sulla narrativa sperimentale, il dialogo con le opere tradotte diventa sempre più importante e più interno alla ricerca letteraria, secondo un percorso che va da un iniziale confronto dialettico (l’opera originale italiana che si adatta al contesto internazionale) ad una sottesa corrispondenza (l’opera originale italiana pensata in rapporto al contesto internazionale). Ultimo e più fortunato esempio è la preparazione delle Lezioni americane, testo che esprime una concezione esplicitamente sovranazionale del patrimonio letterario e che Calvino concepisce (e fa via via tradurre) per il pubblico americano degli studenti di Harward.

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