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12 Dicembre 2023

Gli editori dei poeti –
Prima parte

Autore:
Maria Teresa Carbone

Maria Teresa Carbone scrive di editoria, letteratura, fotografia e cinema, tiene corsi di giornalismo all’università di Roma Tre e per UCEAP (University of California Education Abroad Program) e si occupa di educazione alla lettura. Ha coordinato la redazione di Alfabeta2, diretto la sezione Arti di Pagina99, lavorato alla sezione Cultura del Manifesto.  I suoi libri più recenti sono Che ci faccio qui? Scrittrici e scrittori nell’era della postfotografia (Italo Svevo 2022) e la raccolta di poesia Calendiario (Aragno 2020). Ha tradotto tra l’altro opere di Joseph Conrad, Ngugi wa Thiong’o, Jean Baudrillard, Virginie Despentes.

 

Sono passati quasi cinquant’anni da quando, nel 1975, il critico Alfonso Berardinelli ha visualizzato la poesia italiana come un “astro esploso”, una miriade di schegge che volano in mille direzioni diverse. A mezzo secolo di distanza, questa definizione resta valida secondo un altro critico della generazione successiva, Gianluigi Simonetti: nel suo saggio La letteratura circostante (Il Mulino 2018) Simonetti scrive infatti che quella immagine “descrive tanto la situazione presente quanto quella dei primi anni Settanta, per la quale fu pensata”. 

Ma se a caratterizzare la poesia italiana contemporanea è una frammentazione insieme caotica e vitalissima, cosa possono fare le case editrici per orientarsi ed emergere in questo spazio così movimentato? Che ruolo gioca l’universo onnipresente della Rete? E infine, o soprattutto, la poesia resta la cenerentola dell’editoria, come in tanti pensano in Italia (e nel resto del mondo) oppure è finito il tempo in cui, secondo un vecchio motto, “tutti scrivono poesie, ma nessuno le legge”?

Pessimista, almeno all’apparenza, è una delle figure che in Italia hanno maggiormente contribuito alla diffusione della scrittura poetica, Nicola Crocetti, fondatore della casa editrice che porta il suo nome (nel 2020 entrata a far parte del gruppo Feltrinelli) e dal 1988 ideatore e responsabile della rivista Poesia. Nell’introduzione a Dimmi un verso anima mia, la recentissima “antologia della poesia universale”, da lui stesso curata insieme a Davide Brullo, Crocetti infatti scrive che la poesia deve essere “protetta dall’indifferenza del mondo per questa forma d’arte”. Ma che non ci sia solo indifferenza è ancora l’editore a dirlo, sia pure indirettamente, quando ricorda la longevità della sua rivista che “in 35 anni di vita ha pubblicato 60 mila poesie di 4.000 poeti da quaranta lingue”.

E un’altra conferma che nel nuovo millennio l’attenzione per la più antica delle forme letterarie è maggiore di quanto spesso si crede arriva dalla prima edizione del premio Strega Poesia, che in questo 2023 si è affiancata allo storico riconoscimento per la narrativa, nato all’indomani della Seconda guerra mondiale, nel 1947. Oltre cento case editrici di tutte le dimensioni hanno mandato i loro testi per la prima tornata di selezione, e “la diretta streaming della serata finale, a fine ottobre, è stata la manifestazione più seguita dell’anno sul nostro canale YouTube con diverse migliaia di visualizzazioni”, dice soddisfatto Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, che organizza il premio Strega. 

“Del resto – aggiunge Solimine – l’obiettivo era proprio questo: allargare il pubblico, in particolare quello giovanile. E direi che lo abbiamo centrato, perché i riscontri sono stati molto positivi: in tutte le località dove si sono tenuti gli incontri con i poeti finalisti, da Pordenone a Firenze, dall’Aquila a Marsala, la partecipazione è stata entusiasta”.

Cosa ne dicono però gli editori? Davvero l’entrata in campo del maggiore premio letterario italiano può avere effetti percepibili sulla “nicchia” della poesia? Ne è convinto Mauro Bersani, responsabile della “bianca” Einaudi, nata nel 1964 su impulso dello slavista e poeta Angelo Maria Ripellino, e a lungo considerata – insieme allo Specchio Mondadori – la collana di poesia più importante in Italia: secondo Bersani, che allo Strega Poesia 2023 ha portato Le campane di Silvia Bre (selezionato fra i cinque finalisti) “gli effetti sulle vendite dei poeti entrati in cinquina sono stati positivi. Anche in base a un confronto con alcuni colleghi di altre case editrici, direi che in media per i titoli in gara dei cinque finalisti abbiamo riscontrato un incremento delle vendite del 50%. Certo, i numeri non sono quelli della narrativa, ma è chiaro che l’eco del premio è stata buona, utile a diffondere la lettura di poesia”. 

Così la pensa anche Maurizio Cucchi, consulente di lunga data di Mondadori per Lo Specchio, la collana in cui troviamo i nomi di Eugenio Montale, Andrea Zanzotto, Franco Fortini e di tanti altri, e dove è uscita la raccolta vincitrice della prima edizione dello Strega Poesia, L’amore da vecchia di Vivian Lamarque: “Sicuramente la nascita del premio aiuterà a far conoscere gli autori e a focalizzare l’attenzione del pubblico”, anche se – ci tiene a puntualizzare Cucchi – “la diretta della serata della premiazione è stata trasmessa in streaming, non in televisione”. 

Un promemoria per l’anno prossimo? Forse, ma intanto una valutazione positiva del premio neonato include anche sigle più giovani, i cui titoli non sono entrati nella cinquina finalista. “In un mercato così piccolo e frastagliato, ogni tessera che serve a costruire il mosaico è salutare”, dice Agnese Manni, direttrice editoriale della casa editrice fondata a Lecce a metà degli anni Ottanta da suo padre, mentre Marco Giovenale, che segue le uscite di poesia della piccola e sperimentatrice Ikonaliber, sottolinea il valore di traino della macchina organizzativa dello Strega: “Passaggi in radio, articoli di giornale, interviste: è difficile pensare che tutto questo non incida sia sulla quantità delle proposte editoriali future, sia sull’attenzione di un pubblico più vasto di quello che normalmente frequenta gli scaffali di poesia”.

E se Gian Mario Villalta, curatore di due collane, la Gialla e la Gialla Oro, nate entrambe sotto l’ombrello del festival Pordenonelegge e realizzate in collaborazione con Samuele Editore, vede nello Strega Poesia “un segnale significativo di impegno”, per Maria Grazia Calandrone, che con Andrea Cortellessa e Laura Pugno cura la collana “i domani” dell’editore torinese Aragno, “è stato acceso un faro su quanto si è anche sempre vantato d’essere fuori mercato, la poesia appunto”. Non solo: Calandrone si dice certa che il premio “contribuirà a scavalcare l’eterno pregiudizio sulla noia che purtroppo la maggior parte di noi collega alla poesia, a causa della dissezione inutile che si compie sui testi poetici in ambito scolastico, anziché offrirli come materia viva, che ci riguarda”.

Eppure, la scuola può essere un luogo di incontro privilegiato con la poesia. “Ancora oggi, se devi insegnare a un diciassettenne cosa siano state la Prima e la Seconda guerra mondiale, prendi Il porto sepolto di Ungaretti e Diario d’Algeria di Sereni”, dice Franco Buffoni, curatore della collana LyraGiovani per Interlinea e infaticabile cercatore di autori nuovi con i Quaderni italiani di poesia, nati nei primi anni Novanta e arrivati nel 2023 alla sedicesima uscita per le edizioni Marcos y Marcos. Cauto sull’effetto Strega (“è troppo presto per parlarne”), Buffoni è persuaso che “la poesia vince sempre sui tempi lunghi. E questo perché la narrativa si regge su tre piedi: l’autore con il suo personale prestigio, l’editore con il suo potere, il mercato che decreta il successo di vendita. Con la poesia viene a mancare il terzo piede. Quindi, o ci si orienta sui premi alla carriera, oppure si lavora sui più giovani, ma lì occorre leggere sul serio e soprattutto avere tempo a disposizione e strumentazione critica adeguata”.

Non diversa la posizione di Diego Bertelli, curatore con Raoul Bruni della collana di poesia Novecento/Duemila della casa editrice fiorentina Le Lettere: “Per fortuna sappiamo che non è solo grazie a un premio che si determina il valore di un libro. Anzi, sarebbe frustrante pensare che si scriverà e si pubblicherà di più perché ci sono nuovi premi. Già oggi in Italia l’offerta di poesia non manca. Come non manca, oltre alla quantità, una certa tangibile qualità. E questo è quello che conta”.

Maria Teresa Carbone © Dino Ignani

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